Diario di viaggio Stefano - Dicembre 2009 Stampa
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1∞ Giorno: La partenza.

05/12/2009

Io e Laura arriviamo a Fiumicino alle 10.05, líappuntamento con gli altri Ë intorno alle 10.30. Mentre siamo in attesa Leo ci telefona che ëË sulla stradaí e sta per arrivare con Roberto, Valerio, Alessia, SidÏ e un poí a sorpresa anche con la mamma ma soprattutto con ben 8 scatoloni di materiale scolastico e una carrozzina per persone diversamente abili. Oltre a tutto questo che sta per arrivare cíË da sottolineare che Laura si Ë portata da Udine ben 60kg di roba tra quaderni, colori e penne (eroica)!!! Gli altri due partecipanti al viaggio: Flavia e suo pap‡ Tommaso raggiungono me e Laura verso le 10.20 e tutti insieme andiamo ad attendere líarrivo di Leo per portare dentro tutto il materiale.

Dopo i saluti di circostanza sappiamo gi‡ quello che ci aspetta al check-in, superiamo abbondantemente i kg messi a disposizione dalla compagnia aerea, ma líatmosfera che si respira tra di noi, sia di chi parte che sia di chi Ë venuta a salutarci, Ë talmente positiva che non ci spaventa niente e soprattutto abbiamo SidÏ che con tutta la sua ëdiplomaziaí e la sue amicizie riesce a farci imbarcare tutto. Un grazie di cuore al tuareg SidÏ.

Tra tanta euforia partiamo con un piccolo imprevisto a cui lÏ per lÏ non diamo peso, in pratica a Leo danno solo il tagliando del volo Roma-Tripoli dicendogli che líaltro Tripoli-Dakar, che in quel momento non poteva essere stampato per un motivo ics, glielo avrebbero dato in Libia, dicono che Ë una prassiÖ

ÖTutti contenti per líesito dellíimbarco salutiamo gli altri ed io, Leo, Laura, Flavia e Tommaso ci accingiamo ad affrontare e a superare i vari check-point di controllo e di imbarco fino al nostro gate. Partenza prevista per le 13.30, salita a bordo dellíaereo un poí difficoltosa, il concetto di bagaglio a mano in questi voli Ë un poí aleatorio e quindi il corridoio dellíaereo dellíAfriqiyah Airways (compagnia aerea libica) sembra il grande raccordo anulare nelle ore di punta ma ëgraulí (parola wolof che significa pi˘ o meno ënon cíË problemaí) alla fine il volo parte con uníora di ritardo ma arriva con una ventina di minuti di anticipo, vai a capire come funzionaÖ

Arrivati a Tripoli, per lo scalo, scendiamo dallíaereo e per prima cosa ci vengono incontro gesticolando e dicendo cose, naturalmente, incomprensibili quelli che sembrano essere dei medici o paramedici con tanto di mascherina protettiva sul viso che rincorrono tutti i passeggeri del volo per fargli riempire dei moduli di provenienza i quali vengono poi ritirati da altri funzionari 10 metri dopo senza nessun tipo di controllo o verifica. Fatto questo passiamo alle sale di transito e qui inizia la nostra ora e mezza pi˘ lunga: non riescono a capire perchÈ Leo non ha il biglietto Tripoli-Dakar per loro era una cosa che doveva essere risolta a Roma non Ë di loro competenza. Sotto lo sguardo vigile del colonnello Gheddafi, cíË una sua gigantografia allíinterno della sala, Leo rischia seriamente di dover rimanere a Tripoli, di nuovo dobbiamo dire un grazie di cuore a SidÏ che Ë riuscito a far chiamare un funzionario dellíAfriqiyah Airways di Roma a Tripoli risolvendo cosi la questione che si faceva complicata. In tutto questo cíË da dire che il personale dellíaeroporto di Tripoli Ë stato cortese e disponibile nel cercare di capire le nostre ragioni e le nostre difficolt‡ del momento, dopotutto loro stavano svolgendo il proprio lavoro e seguivano le loro regole. Comunque dopo questa sudata fredda lasciamo Tripoli intorno alle 19 sotto uno scrosciante temporale.

Dakar stiamo arrivando.

Il viaggio procedete tra vari sonnellini e qualche scambio di battute in modo molto tranquillo, la stanchezza inizia a farsi sentire. Arriviamo a Dakar intorno alle 23.30 e ci dirigiamo al recupero bagagli pronti per un'altra battaglia, se il corridoio dellíaereo sembrava il GRA nellíora di punta qui sembra di essere in una vera e propria casba, ci sono talmente tante valigie, pacchi e scatoloni, che il nastro trasportatore di consegna Ë fatto fermare pi˘ volte perchÈ non si riesce a mettercene sopra degli altri, gli inservienti sono alla fine costretti a gettare fuori dal nastro quei bagagli che da pi˘ di uníora girano senza trovare un proprietario. Fortunatamente i nostri bagagli personali e tutto il materiale sono arrivati a destinazione ed Ë gi‡ un buon segno.

Usciamo dallíaeroporto con i carrelli traboccanti di bagagli e ci ritroviamo dentro una sorta di zona franca dove una serie di transenne tiene ancora per un poí a debita distanza i numerosi ëportatori di bagaglií improvvisati. Tra i tanti in attesa Leo vede il volto amico di El Hadji che ci attende con il suo bel vestito giallo e verde ma la sua presenza non basta a scoraggiare ëi portatorií che alla fine riescono a impossessarsi dei nostri carrelli e ci scortano fino al nostro carrapide, un mezzo di trasporto molto comune in Senegal: Ë una sorta di pulmino leggermente un poí pi˘ grande di quelli tipo Volkswagen anni í70 con gli interni tutti smantellati e i sedili messi in modo tale che ci possano entrare pi˘ persone possibile. Líesterno Ë tutto disegnato e i colori che prevalgono sono il verde, il blu, il giallo e il rosso, mancano completamente i finestrini in sostanza Ë ridotto allíessenziale , carrozzeria, motore e posti a sedere in legno rivestiti di gomma piuma quando si Ë fortunati, per questo viaggio notturno il carrapide Ë tutto per noi quindi Ë confortevole e meraviglioso. Leo liquida i portatori con una giusta mancia e ci avviamo verso casa a Malika Plage che sono ormai le 2 della notte, lasciando Dakar attraversiamo tutto il quartiere di Pikine e nonostante sia buio e ci siamo poche persone in giro ci facciamo gi‡ uníidea di quello che incontreremo nei prossimi giorni. Quando arriviamo la prima impressione che mi da la casa di Leo Ë quella di un fortino, Ë una costruzione rettangolare con allíinterno un grazioso patio su cui si affacciano le stanze protetto da alte mura che servono da protezione sia per eventuali malintenzionati che per il vento e la salsedine che vengono dal mare, il quale Ë talmente vicino da fare da sottofondo musicale ed Ë un bel modo di coricarsi ed addormentarsi per chiudere questa interminabile e prima indimenticabile giornata.

2∞ Giorno: Monastero di Keur Moussa.

06/12/2009

Líappuntamento per la mattina Ë alle 7.30, sorprendentemente nonostante tutta la fatica accumulata il giorno prima e líaver dormito solo 4 ore siamo tutti puntuali. Siamo stati cosi mattinieri non per puro masochismo ma perchÈ Flavia ha letto sulla sua guida che non molto distante da Malika e dal Lago Rosa, che doveva essere la meta della nostra prima giornata, cíË il monastero di Keur Moussa che ha come tratto caratteristico che la domenica mattina alle 10 viene svolta una funzione cattolica (il monastero Ë stato fondato agli inizi del ë900 da missionari francesi) in cui i canti sono un mix di wolof (il dialetto senegalese pi˘ diffuso) e canti gregoriani accompagnati da strumenti musicali locali, quindi incuriositi da questo particolare decidiamo di includere la visita al monastero nel nostro itinerario.

Prima di partire perÚ affrontiamo la nostra prima colazione senegalese a base di chocoleca e baguette calde con a scelta the o latte e cacao in polvere. Particolare della chocoleca Ë líessere una crema di cioccolata a base di burro di arachide quindi ëleggermenteí pesante ma nessuno di noi si tira indietro e i pi˘ temerari, Laura e Leo, si riempiono senza problema mezzo metro di baguette e pensare che Leo in Italia ha problemi di digestioneÖ

Durante la colazione conosciamo anche il resto della famiglia di El Hadji: le due sue mogli Awa (la prima), e MatÏ (la seconda), ed i due suoi figli Youssou (avuto perÚ da una terza donna) di 7 anni e Leandro-Amadou di un anno e qualche mese il quale questíultimo, come primo impatto, vedendo 5 toubab (uomo bianco in wolof) tutti insieme nella sua casa sgrana gli occhi e scappa via. Finita la colazione attendiamo líarrivo del nostro carrapide, visto che dobbiamo star fuori tutto il giorno Leo ne ha preso uno a noleggio ed Ë lo stesso della notte precedente. Il suo autista assomiglia in modo impressionante, anche nelle movenze, allíattore Forest Whitaker.

Partiamo quindi alla ricerca del monastero, sia líautista che El Hadji ed un suo amico, che ci accompagna durante il viaggio ma di cui non ricordo il nome, ne hanno sentito sempre parlare ma non sanno dove si trova di preciso ma graul lo troveremo. Per i nostri standard le strade sono vere e proprie mulattiere, líasfalto viene eroso dalle piogge che cadono copiose tra luglio e settembre e creano cosi dei veri e propri crateri lungo il percorso. Il viaggio Ë per questo lungo e faticoso ma non meno affascinante, attraversiamo vari quartieri e villaggi, vediamo pian piano animarsi i mercati lungo le strade, i bambini che giocano in strada ci indicano pronunciando la parola toubab e ci salutano sorridenti. Dopo quasi due ore di viaggio arriviamo finalmente al monastero, dove la funzione Ë gi‡ iniziata, ci accomodiamo sulle panche poste sotto il porticato del sagrato della chiesa, líinterno Ë gremito e ci sono anche tanti altri toubab. I canti della funzione sono veramente particolari, wolof e latino accompagnati dalle percussioni dei jambË danno uníatmosfera unica e suggestiva al luogo. Finita la funzione entriamo nella chiesa la quale Ë molto semplice e moderna nella sua struttura, perÚ il particolare che mi colpisce, non so se a Roma ne sono al corrente, Ë che dietro allíaltare ci sono una serie di dipinti che rappresentano varie fasi della vita di Ges˘, il quale insieme a tutti i personaggi Ë di colore nero. Allíesterno la chiesa Ë circondata da un bellissimo giardino che aiuta ad infondere ancora di pi˘ un senso di piacevolissima pace. Dopo la chiesa visitiamo anche un locale interno del monastero adibito a market dove si vendono sia gadget religiosi che prodotti alimentari coltivati dai missionari. Facciamo un bel reportage fotografico e ripartiamo.

Lasciamo quindi il monastero e ci dirigiamo al villaggio di pescatori di Kayar. Arriviamo sulla spiaggia del villaggio dove ci sono una moltitudine di piroghe coloratissime arenata sulla sabbia e altrettante sono in mare, tutto intorno cíË uníattivit‡ frenetica tipica di una giornata di pesca, nessuno sembra far caso a noi. Passeggiando sulla spiaggia bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi perchÈ i pescatori nel pulire il pesce lasciano le teste lÏ sul posto. Stiamo qui una quarantina di minuti dopodichÈ riprendiamo il nostro viaggio verso il Lago Rosa.

Il Lago Rosa deve il suo nome alla colorazione che prende in determinate giornate grazie ai raggi del sole ed alla sua altissima concentrazione di cristalli salini, ma oggi purtroppo Ë una giornata no per questo effetto. Nonostante faccia un gran caldo, siamo sopra i trenta gradi, il cielo Ë leggermente velato e quindi non cíË quel gioco di luce che fa si che il lago diventi di colore rosa. Grazie anche alla sua alta concentrazione di sale dovuta alla vicinanza con il mare, il Lago Rosa Ë anche fonte di lavoro per molte persone che ricavano da esso il sale che poi viene rivenduto nei mercati.

La visita al lago Ë breve, stiamo circa una mezzíora dopo di che andiamo a pranzo a casa di uníamica di El Hadji che abita in un villaggio vicino il Lago Rosa. Qui mangiamo del ceapbujen un tipico piatto senegalese a base di riso speziato con pesce arrosto e verdure, davvero ottimo. Finito il pranzo la signora ci prepara líataya, il caratteristico the verde alla menta che ha tutta una sua procedura e un suo significato che trae origine dalla tradizione tuareg. Questa vuole che si devono bere tre the che rappresentano i cicli dellíesistenza umana al contrario (morte, vita e nascita), in Senegal di solito ci si ferma al secondo dipende molto dalle circostanze. » un rituale abbastanza lungo tanto che il nostro autista Forest ne approfitta per farsi un sonnellino ristoratore invidiato un poí da tutti.

Verso le 16.30 torniamo verso casa e anche se non sono molti chilometri impieghiamo quasi uníora. Quando arriviamo visto che abbiamo ancora uníora abbondante di luce, decidiamo di impiegarla per una lunga e rilassante passeggiata sul bagnasciuga di Malika. Nella nostra passeggiata incontriamo molti ragazzi e uomini che si allenano sulla spiaggia Ë quasi una palestra a cielo aperto.

Dopo cena siamo tutti talmente stanchi che andiamo direttamente a dormire.

3∞ Giorno: Guinaw Rails e Famiglie del Sostegno.

07/12/2009

Iniziamo la nostra giornata con líormai consueto rituale (anche se Ë solo il secondo giorno) della colazione a base di chocoleca e baguette. Espletato questo dovere siamo pronti per accompagnare El Hadji alla scuola elementare dove lui lavora come direttore scolastico. Usciamo di casa e ci dirigiamo verso un incrocio in cui i vari autobus pubblici e privati hanno una sorta di fermata. Da casa di Leo, questo punto dista circa un chilometro che ci facciamo a piedi attraversando in pratica tutto il quartiere di Malika Plage.

Qui a Pikine solo gli autobus comunali hanno un tragitto vero e proprio, gli altri mezzi di trasporto, come i carrapide che sono di gestione privata, Ë líautista che pi˘ o meno decide il percorso da fare il quale viene gridato di volta in volta nelle pseudo fermate da un ragazzetto, addetto anche alla riscossione dei soldi, che se ne sta appeso allíesterno del portellone. Noi prendiamo uno di questi.

Le strade sono piene di vita, ai loro bordi pian piano si stanno aprendo tutte le varie attivit‡ che caratterizzano e colorano questi quartieri, si va dai semplici venditori ambulanti di prodotti alimentari (frutta, noccioline, caffË, the, dolcetti, carne, pesce e cosi via) ai fabbri, ai tappezzieri, ai sarti (ce ne sono una moltitudine), agli artigiani del legno e a chi pi˘ ne ha pi˘ ne metta. Ci sono anche tanti ragazzi di tutte le et‡ che stanno andando a scuola. In questo contesto siamo gli unici toubab, anche perchÈ qui nella periferia di Pikine ce se ne avventurano in pochi, perÚ sembra che nessuno faccia caso a noi se non i bambini pi˘ piccoli. Comunque per non creare ëincidenti diplomaticií Leo ci raccomanda di non fare fotografie pi˘ per una forma di rispetto che per altro.

Siamo su un carrapide pi˘ che pieno di persone, uomini, ragazzi e soprattutto donnone con i loro tipici vestiti coloratissimi e con i loro ingombranti bagagli. Tra un sobbalzo e líaltro attraversiamo un paio di quartieri di Pikine, lo sguardo di ognuno di noi va da una parte allíaltra della strada, sembriamo dei bambini in esplorazione, cerchiamo di immagazzinare pi˘ immagini possibili e con grande fatica non scatto delle foto.

Scesi dal carrapide ci aspettano una quindicina di minuti a piedi tra le strade di Guinaw Rails per arrivare alla scuola di El Hadji, Leo ci avverte che essendoci stata una stagione delle piogge abbondante molte zone del quartiere (strade e case) potrebbero essere ancora allagate, di fare quindi attenzione a dove si cammina. Le strade sono di terra e sabbia e sono piene di immondizia non riciclabile, in particolare buste e bottiglie di plastica, e ogni tanto si incontrano delle caprette che brucano tranquillamente tra i rifiuti. Giriamo tra le stradine e le case del quartiere, le quali case sono per la maggior parte tutte ad un piano e molto scarne. Porte e finestre quando ci sono, sono in legno oppure cíË una tenda, da quel che si puÚ vedere non tutte hanno un vero e proprio pavimento, come almeno li intendiamo noi, nel senso che cíË o una colata di cemento oppure cíË la terra battuta. Si vedono dei materassi di gomma piuma appoggiati in terra e di mobilia poco o niente. CíË anche da dire che molto spesso in questi quartieri viene a mancare anche la corrente elettrica. In questo primo approccio alla vita reale africana mi sento un poí disorientato, fuori contesto, perÚ tutte le persone che incontriamo ci salutano cordialmente e sorridenti con le frasi ì Bon jour!î o ìSa va?î, che in seguito diventeranno un vero tormentone. I bambini fanno altrettanto, per loro siamo quasi uníattrattiva, i pi˘ coraggiosi ci si avvicinano ci apostrofano con la parola toubab e ci tendono la mano seguiti subito dopo da tutti gli altri, il tutto senza chiederci assolutamente nulla.

Arriviamo alla scuola di El Hadji, che Ë un edificio a tre piani i cui nei primi due ci sono le aule e al terzo mi sembra ci vivono un paio di famiglie. La scuola Ë frequentata da 200 ragazzi/e circa divisi in due turni, mattina e pomeriggio. In questa scuola cíË anche Efo, una delle due bambine da cui líassociazione di Leo ha preso il nome. D‡ un poí di emozione conoscerla.

Cerchiamo di non disturbare le lezioni pi˘ di tanto, anche se la nostra presenza ha messo un poí in subbuglio la scuola, Leo saluta un poí di persone dopo di che lasciamo El Hadji al suo lavoro e gli diamo appuntamento nel pomeriggio alla sede della radio Rail Bi Fm 101.3.

La radio, alla cui realizzazione ha contribuito anche Efo&Awa, appartiene al comitato di quartiere di Guinaw Rail (uno dei quartieri pi˘ poveri di Pikine) il quale si occupa di tutto ciÚ che puÚ esserci di sociale grazie ad una rete di associazioni formate da tutte persone del posto. I loro interventi sono molto vari si va da assicurazioni sanitarie per chi non puÚ permettersele, al sostegno scolastico, allíaffitto di pompe idriche per quando si allagano le case, sostengono una cooperativa di donne che lavorano il miglio e producono succhi di frutta, hanno un ristorante di quartiere dove si puÚ mangiare a poco prezzo e tante altre cose come la radio stessa che serve da punto di informazione per tutto quello che succede nel quartiere.

Ad attenderci alla radio cíË Noha, il coordinatore del comitato, che accoglie Leo come un fratello e scambiano subito qualche battuta in wolof. Fatte le presentazioni Noha ci introduce allíinterno della sede, che Ë un edificio di nuova costruzione a due piani, e con molta pazienza in inglese ripetendo le cose anche pi˘ di una volta ci spiega le varie attivit‡ di cui si occupa il comitato. Nel frattempo Leo saluta man mano che li incontriamo tutti i suoi amici. CíË da dire che Leo in uno dei suoi soggiorni a Pikine Ë stato ospite del comitato di Guinaw Rail, dormendo proprio lÏ nella sede della vecchia radio, per quasi due mesi quindi Ë come se fosse uno di casa. Durante la visita, un poí a sorpresa, veniamo invitati da deejay Lay allíinterno della sala registrazioni, dove Leo si destreggia egregiamente in un mix di wolof e francese in uníintervista in diretta sulla collaborazione di Efo&Awa con il Comitato.

Finita la visita, Noha ci mette a disposizione il suo ufficio con due pc collegati ad internet, ne approfittiamo per mandare qualche saluto e troviamo collegati tra gli altri Valerio e Alessia, la quale questíultima Ë ëaffamataí di informazioni, visto che Ë prossima alla partenza e vuol sapere di tutto e di pi˘. Stiamo nellíufficio circa uníoretta poi visto che abbiamo tutti un poí fame, decidiamo di scendere al ristorante del Comitato, dove mangiamo un piatto di riso con verdure e pesce con il sugo, che non era perÚ il classico ceapbujen, mi sembra si chiamasse djog comunque era ottimo. Naturalmente Noha Ë dei nostri. La pi˘ ësfortunataí di noi Ë Laura che trova nel suo condimento per il riso ben due cani, i famigerati peperoncini senegalesi e pensare che lei non ama la cucina piccante, perÚ non si tira indietro.

Finito il pasto inizia la parte pi˘ intensa della giornata, insieme a Noha, che Ë conosciuto da tutto il quartiere, iniziamo le visite alle famiglie dei bambini che hanno il sostegno scolastico da parte di Efo&Awa. I bambini che ricevono il sostegno, al momento del nostro soggiorno, sono circa quaranta. Ci avviamo quindi di nuovo tra le strade mezze allagate di Guinaw Rail, attraversiamo per prima cosa il mercato ìWarankaî degli artigiani del legno e quindi vediamo a grandi linee, dal tronco grezzo allo strumento finale, come nascono i jambË (tamburi) naturalmente tutto rigorosamente fatto a mano.

Girando per le strade siamo sempre il bersaglio preferito dei bambini, che sembrano divertirsi un mondo nel vederci. Fatta un poí di strada arriviamo alla prima famiglia, che Noha ci spiega essere una di quelle pi˘ povere, varchiamo una vecchia porta di legno e ci ritroviamo in un piccolo cortile di terra e sassi dove vi si affacciano tre stanze, e dove si possono vedere ancora i segni delle alluvioni. Ad accoglierci, insieme ad un dozzina tra nipoti, figli, vicini e non so chi altro, cíË un donnone di uníet‡ indefinita, dal cui viso rubicondo esce un sorriso gioioso, spontaneo e soprattutto contagioso che ci mette subito a nostro agio. Saluta amorevolmente Leo e molto calorosamente anche noi e scrutandoci con i suoi vispi occhi celesti ci invita a sederci. Sedie e banchetti sono pochi, cosi ci accomodiamo anche su dei sassi un poí pi˘ grandi che sono lÏ nel cortile. Nel frattempo uno ad uno tutte le persone presenti nel cortile ci vengono a salutare. Mentre noi ci destreggiamo nei saluti, la signora parla e spiega a Leo e Noha di come Ë stata dura la stagione delle piogge con la casa la maggior parte del tempo allegata e che il loro bagno Ë ancora inutilizzabile. Rotto il ghiaccio della situazione iniziamo a fare un bel poí di foto con tutta la famiglia e i bambini si divertono un mondo nel rivedersi nei display delle digitali. Stiamo a fare fotografie per una mezzíora buona, nel frattempo arrivano dalla scuola anche i due bambini del sostegno che molto educatamente salutano e ringraziano Leo. Se fosse per la signora dagli occhi celesti non andremmo pi˘ via ma dobbiamo andare, cosi salutiamo e promettiamo che se il tempo ce lo permette, torneremo molto volentieri.

Ci spostiamo qualche porta pi˘ avanti, qui la casa Ë leggermente rialzata e ha un cortile in cemento, líaccoglienza Ë un poí pi˘ distaccata anche perchÈ Ë il primo anno che la famiglia riceve il sostegno e non conoscono neanche Leo. Subito dopo il nostro arrivo, arrivano da scuola anche i due bambini seguiti dal Comitato. Dopo i saluti, la mamma dei due bambini spiega a Leo che Ë stata abbandonata dal marito e lei si Ë ritrovata a vivere in una stanza con nove bambini, che perÚ non ho capito bene se son tutti i suoi, comunque son sempre nove. Ci congediamo e proviamo ad andare da una terza famiglia ma quando arriviamo sul posto i vicini ci spiegano che la signora Ë andata al mercato e non si sa quando torna. Allora visto líorario Noha ci spiega che Ë inutile continuare il giro poichÈ la maggior parte dei bambini sono a scuola al turno pomeridiano, per cui torniamo alla radio dove ci attende El Hadji.

Arrivati alla radio prendiamo parte al primo giro di ataya e gli amici di Leo si prestano a farci fare delle foto mentre fingiamo di preparala anche noi. A pomeriggio inoltrato Leo ed El Hadji ci portano a visitare MarchÈ Thiaroye, il mercato lungo la ferrovia con tanto di treno che passa tra i banchi, questo mercato Ë una sorta di come poteva essere Porta Portese negli anni cinquanta elevato alla millesima potenza in cui si trova di tutto e di pi˘, dallíabbigliamento usato, alle valvole per le radio, ai cd, alle spezie e cosi via e da come ci dice Leo qualsiasi cosa si voglia basta farne richiesta e si puÚ star sicuri che ve la rimedieranno. Anche qui siamo gli unici toubab ma con un poí di attenzione e senza scattar foto si puÚ tranquillamente visitarlo e provare a fare qualche acquisto. Allíimbrunire torniamo verso casa, con gli ormai consueti mezzi pubblici, dove ci attende una deliziosa cena per chiudere uníaltra indimenticabile giornata.

La giornata di oggi Ë stata difficile da poter descrivere o spiegare, tutto quello che ho vissuto sono emozioni che elaborerÚ nel tempo e porterÚ dentro di me per sempre.

4∞ Giorno: Isola di GoreÈ.

8/12/2009

Oggi Ë lí8 dicembre ci siamo da poco svegliati. Io, Laura e Tommaso ce ne stiamo lÏ nel patio a parlare del pi˘ e del meno in attesa degli altri, quando questíultimo rientra in stanza e torna poco dopo con una sorpresa davvero fuori programma. Ha portato dei piccoli peluche natalizi che inizia ad appendere, subito aiutato da noi altri due, per creare una sorta di albero di Natale lÏ nel piccolo angolo di giardino dove cíË una pianta che assomiglia ad un piccolo pino marittimo. Eí un modo allegro e inaspettato per iniziare una nuova giornata, anche perchÈ Ë difficile pensare che si avvicina il Natale in pantaloncini e t-shirt.

Dopo la nostra ricca colazione andiamo a prendere líautobus n.16, uno di quelli di linea i cosi detti Dakar Dem Dik,che da Malika ci porter‡ direttamente vicino al porto di Dakar da dove prenderemo il traghetto per líisola di GoreÈ.

Il viaggio in autobus procede piuttosto lentamente per líintenso traffico che dai quartieri periferici va in direzione della capitale, ne approfittiamo cosi per osservare attentamente le animate strade di Dakar. Per compiere poco pi˘ di trenta chilometri impieghiamo quasi due ore. Una volta arrivati al porto El Hadji ci deve lasciare poichÈ ha ricevuto una telefonata dalla madre che ha avuto dei problemi con i vicini di casa e cosi lui deve andare per capire bene cosa Ë successo visto che si parla di un intervento anche della polizia, perÚ la cosa non Ë ben chiara e quindi giustamente v‡.

Líisola di GoreÈ, dista da Dakar meno di due chilometri, ed Ë il luogo da dove venivano imbarcati gli schiavi in direzione del Nuovo Mondo. Eí uno dei pochi posti veramente turistici del Senegal ed Ë patrimonio dellíUNESCO. Líarchitettura dellíisola Ë rimasta quella dellíepoca coloniale.

Tra il traffico delle strade di Dakar e líora di attesa per prendere il traghetto arriviamo a GoreÈ che Ë gi‡ ora di pranzo, decidiamo cosi di andare a mangiare prima di iniziare la nostra visita. Ci dirigiamo cosi da Mama Penda un ristornate un poí nascosto tra le viuzze dellíisola dove Leo era gi‡ stato nelle sue precedenti visite. Qui mangiamo degli ottimi spiedini sia di pesce che di pollo con patate fritte e insalata. Siamo gli unici clienti, ma líattivit‡ nel cortile della casa-ristorante Ë molto frenetica, una signora pulisce il pesce, una fa dei succhi di frutta, una si occupa della cucina, uníaltra ancora stende i panni il tutto allíombra di un enorme baobab con noi ospiti-spettatori divertiti di assistere a questa scena di vita quotidiana. Finito di mangiare fuori da Mama Penda ci attende una ragazza, che avevamo conosciuto sul traghetto, per venderci delle collanine. Dopo un poí di trattative Laura e Flavia ne comprano alcune. Fatto questo torniamo verso il molo e poi ci dirigiamo verso quello che rimane della fortezza del castello, che Ë adibito a museo, ma che non visitiamo perchÈ secondo Leo che gi‡ lo ha visto non ne vale la pena, ci limitiamo quindi a vederlo dallíesterno. Continuando la nostra passeggiata arriviamo allíinterno dellíisola dove cíË una piazza al cui centro vi Ë un ëpalcoí da dove venivano messi allíasta gli schiavi, oggi in questa piazza oltre al palco cíË un campetto da calcio e una serie baobab dove ci giocano tranquillamente numerosi bambini. Proseguendo tra le stradine di GoreÈ Ë díobbligo una sosta a uno dei tanti mercatini dellíisola e questa volta siamo io e Laura ad acquistare qualche cosa, con la mediazione e la contrattazione sui prezzi da parte di Leo. Adempiuto anche questo dovere, andiamo poi a visitare la Casa degli Schiavi che non Ë altro che il luogo in cui venivano stipati gli schiavi prima della partenza. Ci sono vari stanze tutte in pietra con piccole feritoie per finestre divise per uomini, donne, adolescenti e bambini e per quelli che si ribellavano ce ne erano due alte poco pi˘ di un metro in cui venivano infilati senza troppi complimenti. Nella parete che d‡ verso il mare cíË una piccola porticina da dove venivano fatti imbarcare sulle navi. » una visita che fa riflettere.

Usciti dalla Casa degli Schiavi ci dirigiamo verso la parte pi˘ alta dellíisola, attraversiamo il mercatino dei pittori e sembra di essere in una galleria díarte a cielo aperto. Arriviamo in cima alla Rocca, dove ci sono due cannoni a lunga gittata residui della seconda guerra mondiale, e da qui si puÚ ammirare uno splendido panorama e vedere tutta Dakar. Lentamente riscendiamo e ci dirigiamo nuovamente al molo in attesa del traghetto delle 16.30. CíË da dire che nellíisola, come in tutti i posti turistici dei paesi poveri, ci sono molti bambini che chiedono líelemosina e molti procacciatori di ristoranti senza perÚ essere mai veramente troppo fastidiosi.

Tornati a Dakar prendiamo un taxi e ci facciamo portare al terminal degli autobus per poter riprendere il 16. Passiamo per piazza Indipendenza e percorriamo tutto il viale delle ambasciate, che differenza con Guinaw Rail, fino ad arrivare ad un polveroso piazzale che fa da capolinea in cui ci sono un centinaio di persone in attesa dei vari bus. Quando arrivano gli autobus ondate di persone si spostano da una parte allíaltra del terminal per cercare di capire se quellíautobus far‡ quel percorso o no e per prendere posto a sedere. A noi tocca la stessa sorte, saliamo prima su un bus con la tabella numero 16 ma dopo un poí vedendo che la maggior parte delle persone inizia a scendere riusciamo a capire che il bus ha cambiato numero e ci rimettiamo cosi in attesa di un nuovo 16. Alla fine tra una cosa e líaltra riusciamo a partire verso le 18 e siamo anche fortunati che riusciamo a metterci seduti tutti e cinque. Da qui inizia una piccola odissea e dopo un poí un vero e proprio incubo per Flavia che avverte dei dolori allo stomaco sempre pi˘ forti. Il viaggio dura quasi quattro ore cíË un traffico pazzesco e si cammina a passa díuomo, quando si cammina. Proviamo pi˘ volte a chiedere a Flavia, quando incontriamo delle aree di servizio, se vuole scendere ma resiste stoicamente fino a casa. Avvertiamo El Hadji di dove siamo in modo tale che non vedendoci arrivare non si preoccupi pi˘ di tanto.

Una volta arrivati mezzi distrutti a casa per chiudere bene la giornata passa in TV il risultato della Juventus in champions league: 1-4 con il Bayern peggio di cosiÖ

Öma per fortuna a cena cíË il buon ceapbujaep che ci rifocilla e allieta il tutto. Naturalmente dopo cena si va subito a dormire.

5∞ Giorno: Quasi riposo.

9/12/2009

Oggi dedichiamo la giornata al quasi riposo assoluto.

Facciamo colazione e poi dedichiamo parte della mattinata alla catalogazione e divisione del materiale scolastico che ci siamo portati da Roma. Separiamo quaderni, penne, matite, colori Ë come tornare un poí bambini, in pi˘ a farci compagnia cíË Leandro Amadou che come un piccolo esploratore gattona da uno scatolone allíaltro fino a quando non arriva a quello dei giocatoli dove per lui Ë tutto una novit‡ e passa da un oggetto allíaltro senza sosta.

Per sistemare tutto il materiale impieghiamo un poí pi˘ di due ore, fuori la giornata Ë splendida decidiamo cosi di indossare i costumi e di andare in spiaggia. Dopo aver preso un poí di sole, sale la tentazione di farsi un bagno ma in pratica giochiamo a riva con i cavalloni visto che le correnti dellíOceano non permettono qualcosa di pi˘ audace ma ci divertiamo lo stesso. Molto rilassati torniamo a prendere un poí di sole fino a quando Youssou, tornato da scuola, ci viene a chiamare che il pranzo Ë pronto. Dopo mangiato Mati ci chiede se vogliamo prendere uníataya, a cui naturalmente non possiamo dire di no, cosi mentre lei si mette allíopera noi ci trasferiamo con i teli da mare sopra il terrazzo a continuare a prendere il sole. Finiamo di bere il terzo the verso le 17, dopo di che ci andiamo a fare una bella doccia. Nel frattempo Leo aveva avvisato Awa e Mati di non preparare nulla per cena perche saremmo andati tutti a mangiare fuori, cosa che ha fatto loro molto piacere.

Nellíattesa di andare a cena fuori, noi facciamo una capatina allíinternet point vicino casa. Quando torniamo Awa e Mati sfoggiano vestiti bellissimi, quasi da gran gal‡, e il piccolo Leandro addirittura con giacca e cravattino cosi che ci andiamo a preparare anche noi. Nel frattempo Ë tornato da Dakar anche El Hadji che era andato a veder di risolvere i problemi della madre. Una volta che siamo tutti pronti andiamo a Keur Massar, un quartiere subito dopo Malika, dove cíË il ristorante-pizzeria Paris-Dakar dallíaspetto molto discreto. Diamo uníocchiata al men˘ ed alla fine la pizza la prende solo Mati, noi altri prendiamo delle fataye (panini fritti ripieni di carne, patatine fritte e uovo) per antipasto, ben due chilogrammi di montone alla brace e una pizza gigante da assaggiare tutti insieme, il tutto accompagnato da Coca Cola bella fresca. Per non farci mancare nulla chiudiamo la cena con un gelato al cioccolato proveniente dalla Turchia, buono anche quello. Si passa cosi una piacevole serata tutti insieme e soprattutto belli riposati.

6∞ Giorno: Moschea di Touba.

10/12/2009

Oggi Ë il giorno della visita alla moschea di Touba.

La sveglia Ë prima dellíalba alle 5.30 siamo gi‡ pronti, ci aspetta un viaggio lungo e impegnativo. Verso le 6 lasciamo Malika Plage e ci avviamo per prendere nellíordine un carrapide e poi un taxi per poter arrivare allíincrocio della strada principale per Rufisque, che nel passato coloniale era un importante porto mentre oggi Ë diventata un sobborgo di Dakar, dove passano gli autobus diretti a Touba.

Per rendere un poí líidea dellíimportanza della citt‡ di Touba riporto questi cenni storici che ho trovato su internet:

ì Situata nel mezzo del territorio senegalese, a 193 km da Dakar, la citt‡ di Touba Ë stata fondata nel 1887 da Cheikh Ahmadou Bamba.

La maestosa moschea di Touba Ë il cuore della citt‡, simbolo della sua vocazione religiosa, il pi˘ grande monumento musulmano dell'Africa nera.

Touba rappresenta la materializzazione dell'ambizione di C. A. Bamba di realizzare l'Islam nella sua essenza "Din, Dawla, Dunya" (religione, comunit‡ e mondo).

Nell'etimologia, il termine Touba significa Il Grande Bene.

Nel momento della sua scoperta da parte di C. A. Bamba nel 1887, questo luogo isolato in mezzo al Senegal offriva attrattive solo per un mistico in cerca di un luogo poco interessante per i comuni mortali ma in grado di procurare l'isolamento propizio all'ascesi spirituale. Con gli anni, invece, la citt‡ di Touba Ë divenuta uno dei poli economici del Senegal e vanta la prerogativa di essere l'unica citt‡ al mondo fondata con il solo scopo di servire Allah. Questa dimensione multipla di Touba, che va dallo spirituale al temporale, spiega l'importanza che ad essa viene attribuita dagli adepti dell'insegnamento di C. A. Bamba, i Murid, che percepiscono come un dovere il fatto di contribuire al suo prestigio e al suo splendore.

In citt‡ non esiste polizia o enti governativi senegalesi, sono i Murid che governano la citt‡.

Il centro pi˘ importante di Touba Ë la Moschea , C. A. Bamba ne aveva deciso la costruzione nel 1926. La Moschea fu inaugurata venerdÏ 7 giugno 1963. La Moschea domina con la sua imponenza tutti gli edifici di Touba, Ë provvista di 4 minareti alti 66 metri agli angoli e uno di 86,80 metri al centro (chiamato Lamp Fall in onore di Cheikh Ibra Fall), e sormontata da 3 grandi cupole. Gi‡ a 10 km da Touba, in tutte le direzioni, si scorgono i minareti dell'edificio. Conformemente allo spirito di piet‡ e di devozione ad Allah che ha guidato C. A. Bamba nella fondazione di Touba, il Sacro Corano vi Ë letto, ogni giorno, 28 volte.î

Detto questo torniamo al nostro viaggio.

Allíincrocio della strada che porta a Rufisque riusciamo a prendere un autobus gi‡ bello pieno comunque troviamo tutti sei posto a sedere, vicini ma in ordine sparso. Naturalmente siamo gli unici toubab ma nessuno sembra farci caso. Il viaggio, che durer‡ circa quattro ore, procede tranquillamente dai finestrini non cíË un gran panorama da ammirare il paesaggio Ë molto brullo e monotono nel suo insieme. Il viaggio si ravviva solo quando si giunge alle fermate dove ad ognuna cíË sempre una sorta di mercatino take-away in cui i viaggiatori possono comprare dai finestrini acqua fredda, caffË, frutta, biscotti, the ed addirittura carte telefoniche. Ad una fermata anche noi compriamo due confezioni di mandarini, che saranno molto apprezzati nel proseguo del viaggio.

Líautobus ci porta fino a pochi metri dalla moschea.

Appena scesi veniamo circondati da dei bambini che chiedono líelemosina in modo molto insistente, facciamo qualche metro e veniamo fermati da un uomo vestito di bianco, il cui nome Ë Ibrahim, che allíinizio con il suo spagnolo e poi parlando con El Hadji ci dice di essere una guida, intanto riesce a mandar via con modi anche un poí bruschi tutti i bambini. Consultiamo un attimo El Hadji che ci dice che Ë meglio, visto che siamo europei e bianchi, di avere una guida locale cosi prendiamo con noi Ibrahim. Il quale per prima cosa dice a Laura e Flavia che cosi come sono vestite, indossano pantaloni lunghi e maglie a manica lunga, non possono entrare in moschea devono coprirsi per prima cosa il capo e a questo erano gi‡ preparate, infatti si erano portate dei foulard, ed in pi˘ devono coprire i pantaloni con dei parei a mÚ di gonna lunga perchÈ solo cosi le donne entrano in moschea. Ibrahim rimedia i parei da delle donne sedute lungo la strada alle quali finita la visita alla moschea daremo loro una piccola mancia.

Ci avviamo verso la moschea che Ë veramente imponente, arrivati i suoi margini, cioË ad un centinaio di metri dallíingresso, ci togliamo le scarpe e procediamo verso la struttura principale. Qui Ibrahim ci spiega un poí la storia della moschea, di C. A. Bamba e dei riti musulmani. Si possono fare tranquillamente delle fotografie. Naturalmente allíinterno vero e proprio, nel cuore della moschea, non possiamo entrare, possiamo solo scorgere attraverso una porta la fontana della purificazione e i luoghi di preghiera.

Finita la visita lasciamo una buona mancia ad Ibrahim che ci indirizza verso la biblioteca di Touba dove sono custoditi numerosi volumi del Corano e quasi tutti gli scritti di C.A. Bamba oltre a qualche cimelio dello stesso. Prima di entrare nella biblioteca ci fanno pagare una sorta di biglietto, dicendoci che Ë un contributo per líacqua che a Touba Ë gratuita per tutti i suoi abitanti e in pi˘ ad El Hadji, praticamente quasi a costringerlo, gli fanno acquistare un volumetto di preghiere. Fatto questo veniamo introdotti da una guida allíinterno della biblioteca, dove vi Ë anche una tomba-mausoleo, che ora Ë un luogo di preghiera, di uno dei figli di C.A. Bamba. Visitiamo le sale di lettura dove sono conservati i vari Corani, i libri possiamo solo ammirarli non si possono toccare o sfogliare anche perchÈ oltre ad essere infedeli cíË tutto un procedimento di purificazione delle mani a cui devono prestarsi comunque anche gli stessi musulmani.

La stessa guida, finita la visita alla biblioteca ci chiede se vogliamo visitare il cimitero lÏ vicino, dicendoci che Ë un luogo particolare da vedere, accettiamo líinvito senza reticenze. Allíinterno del cimitero oltre alle varie tombe caratterizzate da cumuli di terra con pi˘ lapidi sovrapposte ad indicare i defunti della stessa famiglia, vi Ë una piccola moschea che oltre a essere luogo di preghiera contiene anche numerose tombe di benefattori e famiglie benestanti di Touba. Anche allíinterno di questa moschea ci Ë consigliato di lasciare un obolo.

Finite le nostre visite ci mettiamo alla ricerca di un luogo dove poter mangiare qualcosa.

NÈ El Hadji e nÈ Leo conoscono un posticino tranquillo dove mangiare, giriamo quindi un poí per la citt‡ e devo dire che a differenza degli altri posti finora visitati qui avverto che siamo gli unici toubab, non che succeda niente di che, Ë solo una sensazione una quasi consapevolezza che siamo fuori posto. Anche El Hadji non mi sembra proprio a suo agio, si aggira molto frettolosamente per le strade di Touba e anche la sua scelta del primo posto a caso dove mangiare sembra quasi pi˘ una ritirata in un luogo protetto che altro. Il locale dove mangiamo Ë molto spartano, per non dire fatiscente, Ë una stanza due metri per due non molto pulita in cui ci sono solo alcune sedie e sgabelli senza un tavolo vero e proprio e una miriade di mosche. Ordiniamo un mafË ( riso con un sugo di carne e crema di arachide), líaspetto non Ë molto invitante e anche il sapore lascia a desiderare, tra il riso si avvertono granelli di sabbia e líodore della carne mi ricorda molto quello delle interiore dellíagnello. Laura, Flavia e Tommaso non toccano cibo, mangiano i mandarini che avevamo comprato lungo la strada e qualche biscotto che avevamo per il viaggio, io ne assaggio un paio di cucchiai e Leo qualcosa di pi˘, ma solo per pura fame. El Hadji nel frattempo ci aveva lasciati per andare a comprare una scheda telefonica e quando torna anche lui non mangia tantissimo. Usciamo dal locale e ci dirigiamo verso il bus che ci riporti a Rufisque e in questo tratto di strada succede una cosa un poí spiacevole, oltre ai numerosi bambini che chiedono líelemosina in modo molto insistente e fastidioso, veniamo avvicinati da due pseudo murid, che pi˘ che due religiosi sembravano due galeotti, che additano e toccano i capelli sia di Flavia che di Laura che nel frattempo, anche per il gran caldo, si erano tolte i foulard dalla testa, dicendogli che cosi non possono girare per Touba e che bisogna pagare una multa il tutto in un modo molto scortese e minaccioso. Lo stesso fanno poi con Leo quando uno dei due si accorge che lui porta un orecchino. Con molta calma Leo e d El Hadji parlano con loro, mentre comunque continuiamo ad andare verso il luogo da dove partir‡ il bus, spiegandogli che stiamo andando via, che siamo di uníassociazione che opera a Pikine, che non siamo i soliti turisti, e cose cosi. Alla fine, dopo che la discussione si Ë incanalata su quasi livelli di amicizia, Leo gli lascia dei soldi, comunque molti meno di quello che loro avevano sperato di avere allíinizio e saliamo finalmente sullíautobus.

Dopo quasi uníora líautobus parte ed il viaggio di ritorno sar‡ molto lungo a causa del traffico che troviamo lungo la strada. In una delle soste compriamo altri mandarini e nel frattempo abbiamo finito anche líacqua, il che fa sentire ancora di pi˘ la stanchezza visto che fa anche molto caldo. Quando scendiamo finalmente allíincrocio di Rufisque, Tommaso va un poí in escandescenza, se la prende con Leo per la scarsa organizzazione della giornata e a quel punto per calmare un poí le acque e anche perchÈ siamo un poí tutti stanchi decidiamo di by-passare taxi e carrapide e prendiamo in affitto direttamente una macchina che ci riporta a Malika Plage.

Arrivati a casa ci facciamo tutti una bella doccia e dopo cena parliamo un poí di quello che Ë successo, di quello che Ë andato o non Ë andato bene di questa giornata e in modo molto civile, anzi Tommaso si scusa subito per i toni un poí bruschi di prima, decidiamo su come affrontare nel modo migliore le prossime uscite senza che queste diventino delle ëammazzateí per tutti noi. Fatto questo non ci rimane che andare tutti ad un meritato riposo.

7∞ Giorno: Cooperativa di Mboro.

11/12/2009

Il programma oggi prevede la visita alla cooperativa di donne della citt‡ di Mboro.

La prima parte della mattinata Ë dedicata al completo relax, la partenza per Mboro Ë stata programmata per le 11.30, ci svegliamo quindi con tutto comodo e facciamo la nostra immancabile ricca colazione a base di chocoleca e baguette.

Laura e Flavia approfittano della mattinata per fare un poí di bucato. Tommaso ci dice che non se la sente di affrontare un'altra mezza giornata fuori e preferirebbe rimanere a casa per riposarsi e prendere un poí di sole, Ë ancora un poí provato del viaggio a Touba.

Per andare a Mboro, Leo ha affittato di nuovo un carrapide che arriva a Malika Plage verso le 12 e visto che líorario di scuola sta per finire ci viene líidea di andare a prendere Youssou e di portarlo con noi. Idea che El Hadji accetta ben volentieri.

Quindi la nostra prima tappa Ë la scuola di Youssou che si trova lÏ a Malika. El Hadji e Leo scendono dal carrapide e si dirigono verso la scuola e quando ritornano hanno con loro Youssou e il direttore della sua scuola che approfitta del nostro mezzo per ricevere un passaggio fino a Keur Massar. Nel frattempo che attendavamo il loro ritorno il nostro carrapide era stato circondato da un nugolo di bambini curiosi di vedere tre toubab lÏ in attesa.

Visto che tra una cosa e líaltra quando arriviamo a Keur Massar e quasi líuna e per arrivare ad Mboro ci vogliono pi˘ o meno altre due ore e Leo non sa se lÏ ci faranno trovare qualcosa da mangiare, anche se Ë sicuro che sar‡ di si, decidiamo di fare almeno uno spuntino e cosi ci fermiamo da Paris-Dakar dove ci facciamo preparare delle fataya a portar via e nellíattesa della loro preparazione ci mangiamo anche un bel gelato al cioccolato per la gioia di Youssou.

Il viaggio procede di buon passo per quello che lo possano permettere le strade ed il carrapide, attraversiamo molti villaggi e siamo sempre il bersaglio preferito dei bambini che giocano lungo le strade. CíË da dire che molti di questi villaggi che attraversiamo non sono altro che un insieme di capanne di legno e paglia. Lungo la strada incontriamo anche enormi piantagioni di frutta, in particolare di mango.

La cooperativa di Mboro Ë uníassociazione di donne che con líaiuto di Efo&Awa, tramite la presentazione di un progetto, Ë riuscita ad avere un finanziamento per líacquisto di macchinari ed utensili per la produzione di succhi di frutta e marmellate che vengono poi vendute nei vari mercati.

Arriviamo verso le 15.30 e andiamo direttamente a casa della presidente della cooperativa, dopo vari saluti e presentazioni ci invita a seguirla in un altro edificio non lontano da lÏ dove ci attendono le altre donne per una dimostrazione di come lavorano e per farci vedere quello che hanno effettivamente acquistato con il finanziamento di Efo&Awa. Prima perÚ, come aveva previsto Leo, ed anche se Ë pomeriggio inoltrato ci fanno accomodare in una sala e ci fanno ëpranzareí con un piattone pieno di pollo arrosto con patate fritte e insalata mista e come al solito quando si tratta di mangiare non ci tiriamo indietro, cíË da dire che era davvero ottimo.

Finito di pranzare assistiamo al procedimento della produzione di marmellata di papaya fatta in casa. Il tutto dura circa uníoretta e mezza, con le donne che ci spiegano con calma ogni passaggio. Nel loro lavoro sono molto professionali, utilizzano anche guanti e mascherine protettive. Una volta che la marmellata Ë finita ci regalano il barattolo e noi in qualche modo per ricambiare líospitalit‡ ne compriamo un altro di confettura di mango pi˘ una confezione di un dolce che assomiglia molto ai nostri croccanti con le arachidi, sempre fatti da loro. Facciamo varie foto di gruppo e verso le 18 salutiamo e ci avviamo ad attendere sulla strada il nostro carrapide, il cui autista nel frattempo ci aveva telefonato per dirci che aveva in qualche modo sub-affittato il mezzo ad un tipo che doveva trasportare dei cocchi fino a Dakar e se per noi non era un distrurboÖ

Önaturalmente graul.

Facciamo quindi il viaggio di ritorno con un carico di noci di cocco fresche, quelle con la scorsa verde fuori, e comunque sul carrapide cíË abbastanza posto per tutti e per il disturbo arrecatoci il proprietario dei cocchi ci promette di regalarcene una per uno (avremo ben sei noci di cocco da aprire nei prossimi giorni). Dopo un poí che siamo in viaggio ed il sole Ë tramontato iniziamo a sentire un poí tutti freddo, anche perchÈ non avendo previsto di far cosi tardi siamo tutti vestiti leggeri, facciamo quindi tirare gi˘ allíautista la copertura di tela che cala come un sipario sui finestrini senza vetri del carrapide. Strada facendo rimaniamo bloccati nel traffico e per passare il tempo El Hadji ci insegna utilizzando le noci di cocco pi˘ grandi i rudimenti delle percussioni, il cosi detto passo dellíelefante, e nel far questo ci divertiamo un mondo e neanche ci accorgiamo di quanto impieghiamo per arrivare a casa. Anzi durante il tragitto veniamo anche fermati dalla polizia per un controllo di routine e quando puntano le torce allíinterno del carrapide per vedere chi e che cosa sta trasportando ci sentiamo un poí dei toubab clandestini, perÚ a noi non dicono e non ci chiedono nulla, controllano i documenti allíautista e al proprietario dei cocchi e dopo qualche minuto ci lasciano riprendere il viaggio. CíË da dire che Ë prassi in questi casi da parte dellíautista lasciare una manciaÖ

Arriviamo a casa che Ë abbastanza tardi, le 21.30 passate, ci stavano attendendo tutti per la cena e cosi non possiamo certo deluderli e ci andiamo a sedere di nuovo per mangiare e come a farlo a posta anche Mati e Awa ci hanno preparato del pollo arrosto con patate fritte, anche questo buonissimo. Troviamo Tommaso bello riposato e rilassato e dopo cena ci sistemiamo tutti fuori nel patio e gli raccontiamo di come Ë andata la nostra giornata e organizziamo quella del giorno dopo.

8∞ Giorno: Mercato, Sarto e Youssou NíDour.

12/12/2009

Questa mattina per fare colazione oltre alla chocoleca abbiamo anche le confetture di mango e papaya per farcire le nostre baguette. Visto che la giornata si prospetta di quasi riposo facciamo colazione con molta tranquillit‡ e andiamo poi con Awa al Marche Talibumag, un mercato di Pikine in cui dobbiamo comprare delle stoffe.

Prendiamo quindi un carrapide pubblico e da Malika andiamo a Pikine, questo tipo di spostamento per me Ë sempre divertente e interessante, si vive la vita senegalese, si sta tra la gente, si sta bene e anche se Ë un poí stancante Ë un bel viaggiare. Arrivati al mercato seguiamo Awa da un banco allíaltro alla ricerca delle stoffe che Flavia vorrebbe comprare per farsi fare un vestito su misura da uno dei tanti sarti di Malika, dopo qualche contrattazione díobbligo sul prezzo oltre a Flavia, che compra due tipi di stoffe, compriamo una stoffa anche io e Laura. Questo mercato si sviluppa esternamente lungo una strada dove ci sono negozietti e banchi per la maggior parte di calzature e abbigliamento mentre al suo interno cíË un labirinto di altri negozi che vendono un poí di tutto fino ad arrivare al suo centro dove i prodotti sono per la maggior parte alimentari. Attraversarlo tra la sua miriade di colori, odori e profumi Ë veramente un avventura.

Passiamo poi a trovare uníamica di Leo, Nancy, che lavora in una farmacia lÏ vicino al mercato la quale parla molto bene líitaliano, stiamo qualche minuto e dopo di che la lasciamo al suo lavoro. Fatto questo Awa ci saluta e torna a casa. Noi invece ci facciamo una passeggiata e attraversiamo diversi quartieri di Pikine con Leo che ci fa da Cicerone. Arriviamo fino alla sede della radio Rail Bi Fm 101.3 dove passiamo a salutare e ci fermiamo anche a pranzo lÏ al ristorante dove mangiamo del riso con fagioli, verdure e frutti di mare (ceap bu niebbe).

Nel frattempo El Hadji oltre ad essere andato al lavoro aveva anche il compito di acquistare i biglietti per il concerto di Youssou NíDour che si sarebbe tenuto la sera a Rufisque. I concerti di Youssou NíDour qui in Senegal sono un evento, visto che lui oltre ad essere un affermato cantante a livello internazionale Ë anche considerato una sorta di eroe nazionale. I biglietti, per il costo della vita senegalese non hanno un prezzo abbordabilissimo, considerando che un viaggio in carrapide sta sui 100 franchi od un pasto completo in un ristornate come il Paris-Dakar sta sui 3000, il biglietto per il concerto ne costava 10000 e nonostante questo non sono facili a trovarsi. Quindi El Hadji deve dar fondo a tutte le sue conoscenze per trovarli.

Noi una volta finito il pranzo ci avviamo a tornare a Malika Plage anche perchÈ ci sta aspettando Awa per condurci dal sarto. Arrivati a Malika allíaltezza del campo di calcio ci imbattiamo nelle tifoserie di due squadre di quartiere che si contenderanno nel pomeriggio una coppa, líaria sembra festante e quasi mi viene voglia di andare a vedere la partita anche a me, ma Leo me lo sconsiglia. Arrivati a casa ci riposiamo un poí e poco prima di sera ci avviamo con Awa dal sarto che si trova vicino al terminal dei bus di Malika. Quando arriviamo di nuovo allíaltezza del campo di calcio, la partita Ë finita da poco, ci ritroviamo un poí a sorpresa al margine di disordini scoppiati tra le due opposte tifoserie, lungo la strade ci sono i segni del lancio di pietre e un poí pi˘ avanti a noi si sentono le cariche della polizia che lancia anche qualche lacrimogeno con tanto di fuggi-fuggi della gente che ritorna indietro nella nostra direzione, ci rifuggiamo per sicurezza allíinterno di un portone della casa di una conoscente di Awa e aspettiamo che si calmino le acque.

Ed io che volevo andare a vedere la partitaÖ

Arriviamo dal sarto che i disordini non sono del tutto terminati, tanto che una volta che stiamo dentro il negozio, il proprietario tira gi˘ la saracinesca e possiamo cosi tranquillamente dedicarci alla scelta dei modelli da farci fare. Sfogliamo qualche rivista di moda senegalese, dopo di che ci affidiamo al gusto di Flavia, ordiniamo quattro vestiti che il sarto ci promette saranno pronti in pochi giorni.

Quando usciamo i disordini sono finalmente terminati, torniamo verso casa dove ci attende El Hadji che Ë riuscito a trovare i biglietti per il concerto. Ceniamo e ci prepariamo per la grande serata. Non sappiamo di preciso dove si terr‡ il concerto se in uno stadio, se in una piazza o dove, quindi ci vestiamo comodi e casual e per sicurezza, visto che pensiamo di dover stare in mezzo ad una folla ëscalmanataí, non ci portiamo neanche le macchine fotografiche.

Oltre a noi sei, al concerto verranno anche un amico di El Hadji con la moglie, con cui abbiamo appuntamento al terminal dei bus di Malika. Arrivano con la propria macchina cosi Leo va con loro e il resto di noi con una sorta di taxi privato. Del concerto sappiamo solo che Ë stato chiamato ëLa nuit du cementí, questo perchÈ a Rufisque cíË un grande cementificio e líevento ha a che fare qualcosa con líimpianto, quasi sicuramente a livello di sponsorizzazione. Quando arriviamo al luogo del concerto rimaniamo un poí tutti spiazzati, perchÈ entriamo in una base militare con tanto di sbarra e soldati allíingresso. Il nostro autista ci lascia lÏ alla base e torna a Malika, noi attendiamo che parcheggino gli altri e ci dirigiamo poi allíentrata dellíarea riservata al concerto. Dal via vai delle persone e da come sono vestite, oltre naturalmente che dal luogo del concerto, ci rendiamo subito conto che Ë una serata speciale, una serata da gran gal‡. Credo che a noi per come siamo vestiti casual ci facciano entrare solo perchÈ siamo dei toubab e perchÈ El Hadji conosce la p.r. che ci ha procurato i biglietti, la quale ci fa entrare e ci accompagna allíinterno di un grande piazzale in cui da una parte Ë stato allestito il palco, davanti al quale Ë stato lasciato uno spazio vuoto dove poter ballare e tuttíintorno sono stati sistemati dei tavoli riservati ed a uno di questi ci accomodiamo anche noi.

Quando ci sediamo sono circa le 23 e prima che inizi il concerto passeranno altre tre ore. Nellíattesa, per uníoretta abbondante, ci intrattiene un famoso comico-presentatore locale, peccato non riuscire a capire quello che dice visto che la gente sembra divertirsi alle sue performance. Nel resto del tempo i musicisti provano e sistemano i propri strumenti. CíË da dire, senza scendere troppo in particolari, che il tempo passa molto piacevolmente, le ragazze senegalesi gi‡ molto belle di loro, vestite in un determinato modo rendono ancora di pi˘ e il loro sfilare tra i tavoli allieta líattesa. Penso poi che ci sia stato anche il contro altare dal punto di vista femminile, perÚ non ho approfondito la questione con Laura e FlaviaÖ

Verso le due arriva finalmente Youssou NíDour e gi‡ alle prime note del concerto quasi tutti lasciano i propri tavoli e si riversano nello spazio vuoto davanti al palco e iniziano a ballare. Líatmosfera si fa contagiosa e anche noi ci avviciniamo allíarea ëballoí e ci facciamo trasportare dal ritmo delle canzoni e dallíentusiasmo che si respira lÏ. Alle 3.30 cíË una pausa tanto lunga che noi pensiamo che il concerto sia finito cosi che decidiamo di tornare a casa. Il giorno dopo, invece, El Hadji ci dice che il concerto Ë andato avanti fino alle 6 del mattino. Comunque fuori dalla caserma ci sono taxi e macchine private e ne prendiamo una che ci permette di salire tutti e sei, visto che gli amici di El Hadji sono rimasti lÏ e torniamo a Malika Plage che sono ormai le 4.30 del mattino.

Neanche il tempo di dirci buona notte che stiamo gi‡ tutti dormendo.

9∞ Giorno: Petit Mbao.

13/12/2009

Nonostante siamo andati a dormire alle 4.30 io e Tommaso ci svegliamo comunque presto, verso le 9 come si suol dire siamo gi‡ vestiti e stirati. Non sapendo cosa fare e visto che gli altri stanno ancora tutti dormendo, decidiamo di andarci a fare quattro passi per Malika Plage.

Stiamo fuori uníoretta e mezza e ci compriamo anche un pacco di biscotti in un mini market lungo la strada. Passeggiamo tranquillamente tra un ëBon Jour!í e un ëSa v‡?í senza che nessuno ci dia la minima noia.

Tornati a casa giochiamo un poí a pallone con Youssou e Amadou ed uno alla volta, con molta calma si svegliano anche tutti gli altri.

Oggi la nostra destinazione Ë il villaggio di Petit Mbao.

Andiamo in questo villaggio, non molto lontano da Malika, per una forma di cortesia verso Ndjagga Diop, una sorta di sindacalista che Leo ha conosciuto ad Ostia e che voleva che assolutamente lo si andasse a trovare per poter ricambiare in qualche modo líospitalit‡ ricevuta in Italia.

Ndjagga Diop a Petit Mbao Ë il presidente di una associazione di cooperative e quando noi arriviamo in tarda mattinata lo troviamo impegnato nella ripulitura del giardino del presidio medico da loro gestito. In questa operazione sono impegnate tantissime persone tra cui anche donne e bambini. I presidi medici auto-gestiti in questi villaggi sono fondamentali perchÈ in casi di emergenza di primo soccorso arrivare fino a Dakar in tempo Ë quasi impossibile. Finito di lavorare nel giardino ci fanno visitare la struttura che Ë abbastanza ben tenuta, líunico problema ci spiega la responsabile Ë il reperire le medicine per poterle girare poi a prezzi contenuti alle famiglie bisognose. Dopo la visita al presidio assistiamo ad un discorso dei vari responsabili dellíassociazione che fanno un resoconto delle loro attivit‡ e di quanto sia importante lavorare sempre tutti insieme nella stessa direzione. Viene invitato a dire qualcosa sullíattivit‡ e sulla cooperazione di Efo&Awa con il comitato di Guinaw Rail anche El Hadji.

Lasciamo il presidio medico e ci dirigiamo verso il mare dove cíË la sede di una cooperativa di donne che essiccano il pesce e lo portano poi ai vari mercati. Ndjagga ci spiega un poí tutto il procedimento e il funzionamento di questa cooperativa e soprattutto le loro aspettative future di poter sempre pi˘ ampliare il loro mercato e di poter far lavorare pi˘ persone possibili.

Siamo ormai a met‡ pomeriggio e Ndjangga ci invita ad andare a pranzo da lui ma prima, come se fossimo chiss‡ quali personaggi importanti, ci porta a conoscere tutta la sua famiglia, quindi passiamo prima a casa di una sua sorella, di un suo zio e infine andiamo a mangiare a casa dei genitori. Naturalmente ci hanno preparato il piatto che si usa per le feste il ceapbuyap (riso con carne di montone e guarnito in pi˘ con olive e uova sode). Finito di mangiare ci aspettano in un cortile di una casa lÏ vicino, dove dei ragazzi del posto faranno una esibizione di percussioni con i jambË, visto la teranga (ospitalit‡ in wolof) di Ndjagga non possiamo certo dirgli che si sta facendo tardi e quindi andiamo a vedere questa esibizione. I percussionisti sono veramente bravi e ci divertiamo un mondo anche perchÈ nel cortile si raduna tantissima gente soprattutto ragazzi e bambini che una volta finita líesibizione e una volta presa confidenza con noi ci iniziano loro stessi a chiedere se possiamo farci delle foto tutti insieme cosi che si innesca un meccanismo piacevole e divertente ma da cui Ë difficile venir via, ma alla fine ce la facciamo.

Ndjagga ci accompagna a riprendere un ëtaxi privatoí per tornare a casa e strada facendo ci presenta ad altre persone del villaggio. Lo salutiamo affettuosamente promettendogli che saremmo tornati a trovarlo alla prossima occasione.

Il nostro taxi privato e un grosso Mercedes anni í80 che quando perÚ arriviamo allíaltezza di Keur Massar, quando fortunatamente si andava quasi a passo díuomo, fonde il motore inondando la macchina di fumo bianco. Scendiamo tutti velocemente dalla vettura, stiamo un pÚ lÏ con líautista per vedere se si puÚ sistemare la faccenda ma quando capiamo che sar‡ molto difficile per il Mercedes riprendere la corsa, paghiamo il dovuto e andiamo a prendere un carrapide per Malika Plage.

Saliamo su un carrapide abbastanza pieno, ma ormai abbiamo appreso la tecnica per sedersi comunque ed Ë quella di incunearsi con il sedere tra due persone e poi a piccoli colpi díanca sistemarsi, scherzando su questa nostra tecnica ci siamo riproposti con Laura di brevettarla.

Arrivati a casa ci prepariamo gli zaini per stare due giorni fuori, ci attendono i tour dei parchi e la visita a Mbour, Saly e Joal Fadiouth.

10∞-11∞ Giorno: La riserva di Bandia, Mbour, Saly e Joal Fadiouth.

14-15/12/2009

Dopo il viaggio di Touba, Leo che voleva fare questo viaggio in carrapide opta per un altro mezzo ed insieme ad El Hadji riescono a trovare e ad affittare lÏ a Malika ad un buon prezzo un pulmino van 9 posti di propriet‡ di un senegalese che aveva lavorato per parecchi anni in Italia sullíIsola díElba ed addirittura con tanto di autista, Libas un amico di El Hadji.

Grazie alla guida turistica di Flavia e Tommaso scopriamo che lungo la strada che avremmo dovuto fare e vicino alla foresta di baobab che avremmo dovuto visitare cíË una parco naturale, la Riserva di Bandia, con tanto di animali. Decidiamo cosi di comune accordo e tutti molto volentieri di visitarlo.

Viaggiare con il pulmino Ë tutta un'altra cosa, Libas Ë un autista a cui piace anche andare veloce ma cíË anche da dire che le strade che portano a Mbour, a Saly e Joal Fadiouth essendo luoghi per turisti sono ben tenute e poco battute, quindi arriviamo alla Riserva di Bandia in anticipo rispetto alla nostra tabella di marcia, che ci aveva visto partire verso le nove del mattino.

Siamo tra i pochi visitatori della mattinata, cíË la possibilit‡ di girare per la riserva con il nostro mezzo decidiamo cosi di prendere una guida, una guardia del parco, che ci indichi la strada al suo interno. Sale cosi con noi un ragazzo in tenuta militare che ci porta nei labirintici sentieri in terra battuta, ma abbastanza percorribili, della riserva. Questi sentieri si ramificano tra un baobab e líaltro, impressionati da vedere da vicino per quanto sono grandi.

La nostra prima tappa Ë davanti ad un grande spiazzo recintato al cui interno allíombra dellíimmancabile baobab cíË una iena che riposa beatamente e non ci degna del minimo interesse. Noi facciamo le nostre foto, risaliamo sul van e riprendiamo il cammino. La guida sa dove sono gli animali e avvisa ogni volta Libas quando deve rallentare o addirittura fermarsi per non spaventarli e farceli vedere al meglio possibile. Incontriamo quindi un branco di facoceri, dei quali uno aveva delle zanne impressionanti. Intravediamo tra gli alberi delle specie di scimmie dal pelo rosso che riusciamo a vedere solo grazie alla guida perchÈ si mimetizzano con il rossiccio del terreno. Sul nostro cammino incontriamo poi delle giraffe, vari tipi di antilopi, degli struzzi e dei bellissimi uccelli dalle ali azzurre di cui ora non ricordo il nome. Arriviamo poi ad una biforcazione di sentieri, la guida ci fa scendere e ci avviciniamo in silenzio vicino ad una radura dove allíombra di alcuni alberi stanno riposando dei bufali della foresta. La stessa cosa si ripete pi˘ avanti, ma questa volta líanimale che riposa al fresco della foresta Ë un mastodontico rinoceronte, a vederlo da cosi vicino sembra proprio un carro armato. Nellíavvicinarmi, ma non troppo, per farmi fare una fotografia un poí spiritosa calpesto un ramoscello secco che fa un poí troppo rumore, il rinoceronte si desta un attimo muovendo la sua testa verso di noi e si quieta di nuovo, ma basta questo per farmi desistere e non andare oltre. Facciamo quindi le nostre foto e riprendiamo la visita. Strada facendo incontriamo degli enormi scavi e la guida ci spiega che stanno costruendo delle vasche naturali per poter portare in futuro anche degli ippopotami.

La nostre ultime due tappe, che facciamo a piedi, sono un giardino in cui ci sono delle tartarughe gigante che si fanno toccare tranquillamente e che non possono non prestarsi alle nostre fotografie, e per finire uno stagno in cui ci sono numerosi coccodrilli solo dallíapparenza sonnacchiosi.

Siamo stati per pi˘ di due ore in giro per la riserva ma il tempo Ë volato via, devo dire che Ë stata proprio una bella escursione, da ricordare.

Riprendiamo il viaggio e ci dirigiamo verso Mbour e Saly, che distano dalla riserva circa una mezzíora, e diamo un passaggio anche alla nostra guida. Queste due cittadine adiacenti si possono paragonare nel loro piccolo alle nostre Rimini e Riccione. Sono luoghi dove sorgono resort e alberghi per i turisti, la maggior parte dei quali sono francesi, dove le spiagge sono ben curate e il mare non Ë attraversato da forti correnti. Parcheggiamo il nostro van e ci facciamo una passeggiata esplorative al mercato di Mbour e una sulla spiaggia di Saly, la quale passeggiata ci mette a tutti un certo appetito anche perchÈ sono quasi le tre del pomeriggio, Ë bello non essere vincolato a nessun orario e soddisfare le proprie esigenze solo quando ce ne Ë bisogno, decidiamo quindi che Ë ora di andare a pranzo.

Venendo dalla riserva abbiamo intravisto qualche locale carino e che segnalava anche pizza, decidiamo cosi di tornare indietro, cosa che comunque avremmo dovuto fare per andare a Joal Fadiouth, e ci fermiamo ad uno di questi.

Qualcuno di noi aveva fatto un pensierino alla pizza, ma la cameriera ci spiega che il forno Ë spento e che le fanno solo di sera, optiamo cosi per un bel piatto di gamberi con patate fritte mentre El Hadji e Libas puntano sul loro classico mafe (riso con sugo di crema di arachide e carne, ma forse lího gi‡ dettoÖ) accompagniamo il tutto con una bella birra fresca.

Finito di pranzare partiamo alla volta di Joal Fadiouth, che in verit‡ si tratta di due localit‡ ben distinte ma che ormai fanno un tuttíuno. Joal si trova sulla terra ferma ed Ë diventata famosa per aver dato i natali a Leopold Sedar Senghor, illustre poeta e primo presidente del Senegal indipendente mentre Fadiouth Ë un villaggio su una piccola isola collegata a Joal da un ponte percorribile a piedi. Particolare dellíisola Ë che Ë composta per la maggior parte da conchiglie bianche.

Leandro con El Hadji avevano prenotato una guest house sullíisola, quindi parcheggiamo il van nei pressi del ponte e ci accingiamo ad attraversarlo e a noi si unisce un ragazzo di nome Lay che dice di lavorare per la guest house e che ci accompagna fino ad essa per i vicoli del villaggio. La meraviglia di questo posto Ë anche dovuto che si trova vicino al delta di uno dei fiumi pi˘ grandi del Senegal il Saloum e qui ci passa un suo affluente il Samba Thioro, che fa si che ci siano dei giochi di alta e bassa marea spettacolari.

La guest house si presenta come una costruzione abbastanza fatiscente fatta in muratura e per la maggior parte con assi di legno, oltre ad essere sicuramente molto caratteristica líaltro suo unico punto a suo favore Ë che Ë proprio affacciata sulla laguna con una vista molto suggestiva, ma di contro Ë anche vero che non sarebbero mancate le zanzare. La gestisce una signora del posto per conto di uno svizzero, cosi mi pare di aver capito, ma comunque quando arriviamo troviamo un intoppo, nel senso che le stanze che avevamo prenotato con il bagno sono state date a degli amici svizzeri del proprietario che si erano trovati a passare di lÏ senza preavviso. Un poí per principio un poí perchÈ visti i bagni in comune Flavia e Laura non se la sentono di passare la notte qui, decidiamo di andare a cercare un'altra sistemazione. Su questo ci Ë di grande aiuto Lay che porta Leandro ed El Hadji a vedere uníaltra guest house a Joal mentre noi altri ci riposiamo un poí lÏ a Fadiouth.

Quando Leo torna Ë molto soddisfatto perchÈ hanno trovato una sistemazione molto carina ed anche ad un buon prezzo, riattraversiamo quindi il ponte e con il van andiamo alla nuova guest house che Ë una palazzina a tre piani di recente costruzione, molto ben tenuta, e vicinissima al mare. Ci sistemano tutti nelle stanze del secondo piano, Flavia e Laura hanno il loro bagno privato mentre noi altri abbiamo un bagno in comune nel piano, ma Ë molto ben tenuto e pulito.

Lay si Ë ormai unito a noi come una sorta di guida ed Ë un piacere averlo con noi, sistemate le nostre cose nelle stanze, una volta sentito lui, visto che stiamo ancora in tempo, decidiamo di andare al mercato generale del pesce di Joal per comprarne un poí e cucinarlo per la cena.

Anche se Ë quasi sera quando arriviamo al mercato qui cíË ancora una grande attivit‡, molte piroghe sono appena tornate dalla pesca e stanno scaricando il risultato della loro giornata di lavoro, sulla spiaggia ad attenderle ci sono anche molte donne che aiutano a scaricare il pesce, a pulirlo e a sistemarlo dentro delle cassette che poi andranno pesate e vendute allíinterno del mercato per essere poi smistate nei vari mercati dei villaggi limitrofi. Facciamo un giro sulla spiaggia e allíinterno del mercato e intanto oltre a fare qualche foto, sempre con cautela per non suscitare la permalosit‡ di qualcuno, decidiamo che cosa acquistare e la nostra scelta v‡ sulle spigole, sui gamberoni e sulle seppie. Naturalmente il prezzo del tutto Ë per noi irrisorio, mi sembra che per due kg di spigole, uno di gamberoni e due di seppie paghiamo si e no sette euro.

Lasciamo il mercato sullo sfondo di un meraviglioso tramonto e andiamo a Joal a comprare le ultime cose per la cena, su indicazione di Flavia, Libas ed El Hadji comprano anche una bottiglia di vino bianco.

Della preparazione della cena se ne occupa Lay, lÏ nella guest house dove alloggiamo abbiamo anche a disposizione la cucina. Proviamo a chiedere se serve una mano anche solo a per pelare le patate ma il nostro aiuto viene gentilmente rifiutato e allora non ci resta che andarci a fare una doccia e attendere fiduciosi.

Quando Ë tutto pronto, neanche a farlo a posta salta la corrente elettrica, cosi la nostra cena si trasforma a lume di candela. Le seppie ci vengono proposte per antipasto, grigliate e tagliate tutte a striscioline, le spigole al forno e per chiudere i gamberetti saltati in padella con patatine fritte. Il vino fatto prendere da Flavia ci si accompagna proprio bene e la cena Ë decisamente ottima. Líunica cosa che ci spiazza un poí, perchÈ ci avrebbe fatto veramente piacere, Ë che Lay ed un suo amico non mangiano con noi, nonostante gli abbiamo esortati a farlo, ma mangiano in cucina da soli. El Hadji ci dice di non preoccuparci Ë normale cosi.

Dopo cena, prima di andare a dormire, ce ne stiamo un poí in veranda a farci quattro chiacchiere e a decidere su quello che avremmo fatto il giorno dopo.

Anche qui a Joal per colazione non possono mancare chocoleca e baguette.

Dopo di che carichiamo i nostri bagagli sul van e ci dirigiamo per prima cosa, su suggerimento di Lay, in un negozio a comprare delle caramelle da portare in dono a dei bambini di un villaggio conosciuto da lui e dove non ci v‡ mai nessuno. Questo villaggio rimane nei pressi del baobab pi˘ grande del Senegal, che era una delle nostre mete di giornata. Comprate le caramelle poco dopo veniamo fermati da un posto di blocco della polizia e dopo i vari teatrini e relativa mancia continuiamo il nostro viaggio. Le strade che portano al villaggio e al baobab gigante sono pi˘ che altro sentieri in terra e sabbia battuta ed il percorso Ë anche divertente e suggestivo da fare perchÈ dove passiamo si vedono i segni dei giochi dellíalta e bassa marea creati dal mare e dal delta del Saloum.

Quando arriviamo il primo a scendere dal van Ë Lay che va a parlare e a spiegare alle donne del villaggio (le quali al nostro arrivo stavano lavorando fuori dalle proprie capanne i petali del bissap, con i quali si produce una bevanda dissetante dal colore rosso rubino molto buona) chi siamo e fa in modo che veniamo cosi accolti favorevolmente nel villaggio, il quale Ë composto da una dozzina di capanne le quali sono per la maggior parte fatte in legno con i tetti di paglia e solo un paio fatte in muratura sempre perÚ con il tetto di paglia.

Tra le capanna scorrazzano liberamente galline e caprette.

Una volta scesi anche noi dal van prendiamo i sacchettini con le caramelle e in un batter díocchio veniamo circondati dalla miriade di bambini che intanto si era formata incuriosita dal nostro arrivo e che capiscono al volo cosa cíË nei sacchettini. Ma nel fare questo abbiamo commesso un grave errore, abbiamo preso caramelle incartate e gli involucri finiscono tutti in terra a contribuire allíinquinamento plastico del territorio, perÚ almeno i bambini sono felici e non solo loro visto che le caramelle sono ambite anche dagli adulti. Comunque Leo si segna questo particolare per non commettere lo stesso errore alla prossima visita.

Facciamo un poí di foto, ci fanno visitare le loro capanne e parlando con Lay viene fuori anche uníidea di poter realizzare un progetto per costruire un pozzo da cui attingere acqua potabile senza che ogni volta le donne del villaggio facciamo due tre chilometri per poterla andare a prendere. Lay conosce e tiene a cuore questo villaggio perchÈ ci sono persone a cui Ë legato in modo particolare.

Lasciamo il villaggio e andiamo a vedere il baobab gigante, il pi˘ grande del Senegal ha un diametro di 32 metri, tutti intorno ci sono bancarelle di souvenir che tolgono un poí di atmosfera perÚ Ë anche vero che Ë un luogo in cui arrivano i turisti quindi non cíË da meravigliarsi. Il baobab Ë un albero sacro e i suoi frutti oltre ad essere commestibili hanno anche, se trattati in un determinato modo, varie funzioni curative. Allíinterno del baobab vi Ë una concavit‡ in cui si puÚ entrare ed Ë anche la casa di molti pipistrelli, gli altri entrano da un pertugio io non essendo proprio uno smilzo rinuncio dopo un paio di tentativi.

Finita la nostra visita torniamo verso Fadiouth dove abbiamo intenzione di fare un giro in piroga e visitare con calma líisola delle conchiglie. Ci dedichiamo prima alla visita dellíisola, riattraversiamo quindi il ponte e passeggiamo tra le viuzze del villaggio fino ad arrivare ad un altro ponte che collega Fadiouth ad un'altra piccola isola dove sorge un cimitero cattolico-mussulmano in cui capeggiano grandi baobab che danno al tutto un aria ancora pi˘ mistica. Ad attenderci lÏ sullíisola-cimitero alla fine di un sentiero che d‡ sul mare, cíË Lay con una piroga che ci porta a fare un giro lÏ nella laguna. Gi‡ salire sulla piroga Ë un avventura, per fortuna líacqua Ë bassa e quindi prendiamo un poí pi˘ di coraggio e riusciamo a sistemarci tutti al suo interno senza rovesciarla. Nel nostro navigare Lay ci porta a visitare un'altra isoletta dove ci sono costruiti dei granai a palafitta, caratteristici della laguna.

Finito il nostro giro in piroga attracchiamo nei pressi del ponte dalla parte di Joal, dove abbiamo lasciato il nostro van, salutiamo calorosamente Lay e ci dirigiamo verso Mbour dove ci attende il mercatino per líacquisto di qualche souvenir.

Ci addentriamo nel mercatino e veniamo praticamente ogni volta sequestrati dai vari negozianti i quali vogliono venderci ognuno qualcosa e naturalmente non possono mancare le contrattazioni sul prezzo che Ë pi˘ che mai un vero e proprio rito, senza non si puÚ acquistare. Stiamo lÏ al mercato quasi uníora e quando decidiamo di ripartire ci accorgiamo che siamo tutti abbastanza affamati, perchË anche questa volta sono le 15 passate da un poí, quindi decidiamo nuovamente di fermarci in uno dei ristorantini lungo la strada tra Saly e Mbour.

Lungo la strada che ci riporta verso casa ci fermiamo a comprare del latte di zeb˘, questo viene venduto da delle donne ai bordi delle strade in bottiglie di plastica e il suo sapore dovrebbe avvicinarsi a quello del latte di bufala ma purtroppo quando lo andiamo ad assaggiare aveva gi‡ preso di acido e quindi siamo stati costretti a gettarlo, un vero peccato.

Poco prima di Rufisque, Libas si ferma ad un distributore di benzina ed oltre a fare il pieno al van lo fa anche lavare. Nellíattesa visto che cíË un mini market entriamo dentro per prendere qualcosa di fresco da bere, ma girando tra gli scaffali ci viene líidea di comprare gli ingredienti per poter fare per cena la pasta. Compriamo quindi dei fusilli, provenienza Turchia, dei pomodori in scatola, provenienza Belgio, del formaggio grattugiato e una bottiglia di vino rosso, il resto cipolla, aglio e peperoncino ci sono in abbondanza a casa.

El Hadji Ë entusiasta dellíidea della pasta Ë uno dei pochi senegalesi a cui piace, gli altri, come ci dice Leo, ne farebbero molto volentieri a meno. Di questo ne abbiamo la riprova di quando arriviamo a casa, Awa e Mati non sono proprio entusiaste di mangiare pasta, perÚ alla fine pi˘ per ospitalit‡ che per altro si adeguano.

Inizio a preparare il sugo con quello che abbiamo, cíË da dire che qui in Senegal non ci sono vere e proprie cucine a gas ma vengono utilizzati dei fornelli da campo e a casa di Leo ce ne sono due, quelli giusti, uno per il sugo allíarrabbiata e líaltro per far bollire líacqua. Nel frattempo ad El Hadji un suo amico ha regalato delle cozze, le quali a lui piacciono molto, per cui evento pi˘ unico che raro tanto che merita di essere ripreso con telecamera, si mette a pulirle e a cucinarle, naturalmente dopo che io ho finito di preparare il sugo.

Di nuovo, neanche a farlo a posta quando Ë il momento di scolare la pasta, cosa gi‡ difficile di per se perchÈ non cíË un vero e proprio scolapasta in casa, va via la luce cosi dobbiamo fare tutto a lume di candela e con le torce elettriche. Nonostante tutto riusciamo nellíimpresa e presentiamo a tavola (sulla tovaglia sul pavimento suona male) una discreta pasta allíarrabbiata, o forse sembra buona perchÈ son dodici giorni che mangiamo sempre riso comunque sembrano apprezzare anche Mati, Awa e Youssou.

Finito di mangiare Flavia e Laura si prendono líincarico di lavare le stoviglie che abbiamo utilizzato per preparare la pasta e gi‡ che ci sono danno una rassettata a tutta la cucina. Dopo di che ce ne andiamo tutti a dormire, sono stati due giorni veramente intensi e divertenti.

12∞ Giorno: Pi˘ o meno riposoÖ

16/12/2009

Ci svegliamo con tutta tranquillit‡, non abbiamo nessuna meta particolare da raggiungere e nessun orario da rispettare, dobbiamo solo fare delle piccole spese e iniziare a preparare i kit scolastici.

Dopo colazione andiamo con Awa al mercato di Malika, Leandro deve acquistare del burro di karitË per poter poi fare in Italia le saponette equo-solidali, operazione di cui ormai alcuni soci-amici di Efo&Awa sono diventati specialisti, ma da noi oltre la difficolt‡ nel trovarlo il suo prezzo in proporzione Ë quasi proibitivo.

Il burro di karitË viene da sempre usato in Africa per fini alimentari, cosmetici e farmaceutici. Per la gente del posto Ë lí albero della giovinezza e lo usano per curare le malattie pi˘ diverse. Il karitÈ Ë un albero ad alto fusto, simile alla nostra quercia, ed il burro viene estratto dalle sue noci dopo una elaborata lavorazione che va dalla essiccazione delle noci, alla loro frantumazione, una fase di ammollamento e per ultimo di bollitura che permette cosi di avere dei pani di pasta semi-morbida che vanno dal bianco avorio al giallognolo, pronti ad essere utilizzati per i vari scopi.

Il mercato di Malika si trova allíaltezza del terminal dei bus, naturalmente siamo gli unici toubab, ma come sempre nessuno sembra far caso a noi. Seguiamo Awa da un banco allíaltro mentre lei compra i vari ingredienti che gli serviranno per il pranzo e per la cena. Alla fine della spesa Awa ci porta ad un banco dove acquistiamo 15 chilogrammi di burro, ce lo danno dentro uno scatolone e il suo aspetto non Ë proprio dei migliori, chiss‡ da quantíË che lo avevano lÏ. Comunque lo prendiamo e lo portiamo a casa, ci sar‡ da lavorarci sopra.

Torniamo a casa e iniziamo a preparare i kit scolastici che dovremmo portare alla scuola di Yembeul a Keur Mame Farmata, che Ë seguita da Efo&Awa e che grazie a loro e al contributo di una associazione di lavoratori dellíex-Alitalia, Ë stata anche potuta finire di costruire. I bambini iscritti alla scuola sono circa 180 per cui bisogna cercare di avere un quadernone, un astuccio e almeno una penna e una matita per ogni iscritto, pi˘ vari colori. Ci mettiamo quindi a dividere tutto il materiale che abbiamo portato secondo questo criterio e se dovesse mancare qualcosa lo andremo a comprare. Naturalmente mentre facciamo questo non puÚ mancare Amadou che gattona da una parte allíaltra della sala scompigliandoci un poí i nostri conti.

Sistemati i kit scolastici nellíattesa del pranzo ci dilettiamo, per dire, a cercare di aprire le noci di cocco che ci eravamo riportati dal viaggio di Mboro. Per aprirle dobbiamo ricorrere ad un machete ma lo sforzo ne vale la pena, il latte Ë buonissimo e il cocco dentro Ë talmente morbido che sembra una crema. Intanto Flavia e Laura iniziano a ripulire e a sistemare il burro di karitË dentro dei barattoli di plastica, impazzando dalla gioia quando vedono sulle proprie mani gli effetti del burro.

Dopo pranzo la nostra meta Ë MarchÈ Thiaroye, quello che si trova sulla ferrovia di Guinaw Rail, dove vorremmo comprare delle scarpe, ci sono ottime imitazioni di prodotti di marca, del tË, delle t-shirt e delle perline per Flavia che ha deciso di farsi le treccine prima di partire per líItalia. Se lo troviamo gi‡ che ci siamo anche dellíaltro burro di karitË.

Il mercato al suo interno Ë un vero e proprio labirinto, per far si che non ci perdiamo ci mettiamo in fila indiana con davanti El Hadji e per ultimo Leo, i colori, gli odori e líatmosfera del mercato sono unici, peccato non poter far delle foto, ma Ë meglio non rischiare la suscettibilit‡ di qualcuno e goderci in tutta tranquillit‡ líesperienza del mercato. Io e Leo compriamo delle ottime repliche di scarpe, compriamo tantissimo tË verde, qualche t-shirt ma non troviamo le perline per Flavia, anche perchË El Hadji non sa proprio da che parte cominciare per trovare questo prodotto. Per finire riusciamo a trovare altri 10 chili di burro. Da buon padrone di casa questo pacco se lo incolla El Hadji anche perchÈ qui al mercato inizia a fare caldo. Giriamo un altro poí per il mercato perchÈ Ë proprio particolare da vedere e poi ci dirigiamo a prendere i vari carrapide per tornare a casa.

Dopo cena abbiamo un fuori programma, Flavia e Laura si cimentano nel preparare líataya Ë uno spettacolo vederle ossigenare il tË, Ë pi˘ quello che versano sul vassoio che quello che riescono a ossigenare perÚ Ë un momento divertente della serata, le pi˘ divertite di tutti sono Awa e Mati.

Quando siamo al terzo tË vengono a trovarci una ragazza di Torino, che appartiene ad un'altra associazione che opera nelle scuole, con il suo boyfriend senegalese parliamo un poí dei rispettivi progetti, delle visite ed esperienze avute in Senegal e finisce cosi anche questa tranquilla giornata di pi˘ o meno riposo.

13∞ Giorno: pranzo a Keur Laura.

17/12/2009

Oggi facciamo visita a qualche casa del sostegno ed in pi˘ Ë previsto il pranzo alla casa del bambino/a sostenuto da Laura.

La nostra prima meta Ë la scuola di El Hadji ci arriviamo come al solito con i carrapide, gli alunni della scuola ci accolgono festanti anche perchÈ Ë un poí che non vedono il loro preside, stiamo un poí lÏ con loro facciamo qualche foto e lasciamo El Hadji a lavorare, ci raggiunger‡ pi˘ tardi.

Ci spostiamo ora verso la Radio dove ci attende Noha al quale lasciamo una trentina di astucci che saranno destinati agli altri bambini del sostegno, a proposito il progetto del sostegno si chiama ì Lei non sa chi sono io?î.

Prima di andare nelle case passiamo in due scuole, lÏ vicino alla Radio, dove ci sono alcuni bambini del sostegno per scattare delle foto (le foto servono a Leo per mostrare i bambini, che crescono e cambiano connotati in fretta, ai propri sostenitori). Qui nelle scuole veniamo accolti dai rispettivi presidi che mandano a chiamare gli alunni e intanto ci spiegano un poí come vanno le cose lÏ da loro. Una delle due scuole Ë quella che ha lasciato in eredit‡ dopo la sua morte Fabrizio Meoni, il motociclista pluricampione della Parigi-Dakar.

Lasciamo le scuole e ci addentriamo per le strade di Guinaw Rail per andare a visitare altre due case. Quando entriamo nella prima lo spettacolo che ci presenta davanti gli occhi non Ë dei pi˘ belli, la maggior parte delle stanze Ë ancora allagata ed il resto della casa non Ë proprio in buone condizioni, noi rimaniamo nel cortile e mentre aspettiamo che i figli tornino da scuola per consegnargli gli astucci e fargli le foto, la signora ci spiega tutte le difficolt‡ che ha dovuto passare durante la stagione delle piogge e vista la casa, anche dopo.

La seconda casa che visitiamo Ë in condizioni decisamente migliori della prima e anche qui consegniamo gli astucci e scattiamo le foto, senza fermarci pi˘ di tanto.

Negli spostamenti da una casa allíaltra siamo sempre líattrattiva di tutti i bambini che giocano in strada, ma come ho gi‡ detto pi˘ di una volta, Ë piacevole girare per queste strade.

La nostra prossima meta Ë la casa del bambino/a che ha in sostegno Laura, la quale Ë abbastanza emozionata dallíevento. Qui ci attendono per il pranzo. Pranziamo qui su suggerimento di Noha, anche perchÈ hanno una casa abbastanza grande e ben tenuta rispetto alla media delle case di Guinaw Rail, Ë stato questa una forma di rispetto di Noha verso di noi per non metterci troppo in difficolt‡ in una situazione diversa. La prima idea di Leo era stata quella di mangiare a casa della signora dagli occhi azzurri, ma Noha lo aveva sconsigliato, ma solo per come si presentava casa non per altro.

Arriviamo e veniamo accolti in maniera meravigliosa, intorno a noi Ë tutta una festa. Nel cortile ci sono alcune donne che stanno lavorando delle stoffe e sono impegnate nella cosi detta tecnica di colorazione del batik. Ci saranno per lo meno una quindicina di bambini e i tre del sostegno sono vestiti a festa. Man mano che passa il tempo le persone dentro la casa e il cortile continuano ad aumentare ed Ë un continuo via vai.

CíË da dire che il pranzo Ë si preparato dalla famiglia in cui siamo ospiti, i soldi per preparare il tutto perÚ sono stati consegnati da Noha per tramite di Efo&Awa, anche perchË al momento di metterci a tavola (o meglio sulla tovaglia in terra) saremmo stati quasi una trentina di persone, tanto che ci dobbiamo dividere nelle due stanze della casa.

Il piatto del giorno Ë un ottimo ceapbujen.

Finito di mangiare non puÚ mancare il tË, si da cosi inizio allíataya e alla sua teranga con un Tommaso ormai stremato, anche perchÈ fa veramente caldo, che perÚ accetta volentieri di fermarsi un altro poí, dopo tutto sarebbe stato difficile dire di no.

Nellíattesa dei vari tË, familiarizziamo sempre di pi˘ con tutte le persone che ci sono nella casa e nonostante non riusciamo a parlarci riusciamo perÚ a comunicare con il linguaggio del corpo e con líintervento di Leo e Noha quando siamo proprio in difficolt‡. Viene messo un cd di Youssou NíDour e i bambini si scatenano facendo quasi a gara nel danzare. Io sto seduto, da quello che ho capito, vicino ad un cugino dei padroni di casa e lui incuriosito dal monitor della macchinetta fotografica mi chiede di fargli vedere i luoghi che finora avevamo visitato, comincio cosi a mostrarglieli quando allíimprovviso me la prende dalle mani e inizia a baciarla e a farla vedere un poí a tutti, eravamo arrivati alle foto di Touba, la loro citt‡ santa, che anche in questo modo viene venerata.

A Laura prima che andiamo via gli viene regalato un piccolo presente di ringraziamento e gli fanno capire che lei si puÚ considerare una della famiglia.

Restiamo a keur Laura per pi˘ di tre ore e mezza e se fosse stato per loro saremmo rimasti anche fino al giorno dopo e non dico che non ci avrebbe fatto piacere, ma dobbiamo ancora fare dei giri quindi in un modo o nellíaltro riusciamo a salutare tutti e andiamo.

Ritorniamo alla Radio dove ci attende El Hadji, ci riprendiamo un attimo e riusciamo per un pelo ad evitare un'altra ataya che era appena iniziata lÏ al Comitato.

Con El Hadji andiamo al mercato del legno, il mercato di Waranka, che inizia proprio nella strada sotto la Radio. In questo mercato lavorano lo zio ed il cugino di El Hadji che ce li presenta e che verranno il giorno dopo a casa a portarci dei manufatti se casomai volessimo acquistare qualcosa, lÏ in quel momento non era disponibile niente a parte qualche jambË.

Lasciato il mercato di Waranka raggiungiamo casa dei genitori di El Hadji, stiamo giusto il tempo delle presentazioni e dei saluti, ma danno líimpressione di essere due persone simpatiche. Si vede che deve essere la giornata dei parenti, perchÈ una volta lasciata la casa dei genitori di El Hadji ci dirigiamo a quella dei genitori di MatÏ, anche qui stiamo pochi minuti e riprendiamo poi la strada di casa.

Una volta arrivati a Malika ci fermiamo dal sarto a ritirare i vestiti, le ragazze non vedono líora di provarli ed io di vedere comíË venuto quello che devo regalare ad un mia carissima amica camerunense la cui taglia Ë pi˘ o meno quella di Flavia.

Arrivati a casa ci andiamo a fare tutti una belle doccia, ci riposiamo un poí lÏ nel patio approfittando del fresco della sera e poi una bella cena a base di cous cous.

Finito di cenare le ragazze provano i vestiti e fanno passerella sotto il portico delle stanze con tanto di servizio fotografico. I vestiti sono veramente ben fatti e le scelte di Flavia si sono rilevate decisamente di buon gusto.

Stiamo un altro poí lÏ nel patio dopo di che andiamo a dormire, anche oggi alla fine Ë stata una giornata intensa.

14∞ Giorno: la scuola di Keur Mame Farmata.

18/12/2009

Oggi possiamo dire che Ë il grande giorno Ë prevista la visita alla scuola di Yembeul a Keur Mame Farmata.

Visto che abbiamo tutti i kit scolastici da consegnare, sistemati in tre grosse valigie molto pesanti, decidiamo che io e Leandro andremo in carrapide e gli altri quattro di noi andranno in taxi fino alla scuola con i kit.

La scuola Ë una costruzione di due piani nonostante sia recente si vede che risente delle intemperie della stagione delle piogge perÚ nel suo insieme si presenta bene. Gli alunni seguiti dalla scuola sono ufficialmente 162 divisi in classi pre-elementari ed elementari.

Ad accoglierci cíË il preside della scuola che Ë un omone di pi˘ di un metro e novanta che incute un certo timore ma Ë solo apparenza, la sua accoglienza Ë molto calorosa. Allíinterno della scuola cíË un bel cortile dove ad attenderci ci sono gi‡ tutti i bambini con i loro fratini marroni, che simboleggiano líappartenenza alla scuola, con i loro genitori vestiti a festa ed anche líatmosfera che si respira Ë molto festosa. Gli alunni sono schierati e divisi per classi e davanti a loro dove avverr‡ la consegna del materiale, hanno lasciato dei tavolini vuoti dove andiamo a sistemare i kit scolastici. Prima della consegna ci sono i vari saluti, presentazioni e discorsi di circostanza, gli alunni poi insieme ai propri insegnanti ci hanno preparato una canzoncina e la intonano tutti insieme. Altri sotto la direzione del maestro di educazione fisica ci fanno una dimostrazione degli esercizi che svolgono durante líanno. Dopo di che iniziamo la distribuzione dei kit nominalmente, ogni bambino viene chiamato e gli viene consegnato il materiale, nella consegna cerchiamo per quanto possibile di rispettare i gusti dei maschietti e delle femminucce, specialmente per quello che riguarda gli astucci.

Finita la distribuzione, Noha e Leandro vogliono parlare con il direttore perchÈ hanno saputo che ci sono stati dei bambini che hanno abbandonato la scuola e la voce che era arrivata a Leo era perchÈ erano aumentate le rette scolastiche. Il direttore con fogli alla mano dice molto tranquillamente che questo non Ë vero e che anzi la retta della scuola di Yembeul Ë anche sotto la media delle altre e che si, ci sono state delle defezioni ma per altri motivi infondati, cioË un padre di una bambina aveva messo in giro la voce che lÏ nella scuola cíerano delle molestie ma dopo accertamenti fatti dalla polizia era uscito fuori che questo genitore aveva gi‡ attuato questa tecnica in altre scuole per averne dei vantaggi economici ma ormai alcuni bambini avevano cambiato scuola ecco il perchÈ i bambini da pi˘ di 180 erano scesi a 162.

Chiarito questo fatto, facciamo un giro della scuola e il direttore ci fa vedere le varie aule e ci mostra i pavimenti del secondo piano gi‡ rovinati dalle piogge e si parla anche di un possibile ampliamento della scuola con la costruzione di un terzo piano. Finito di vedere la scuola facciamo le foto di rito con tutto il corpo insegnati e poi andiamo.

Líaccoglienza fattaci dagli alunni e vedere la loro gioia nel ricevere il kit scolastico, che per noi puÚ essere un piccolo gesto, Ë una cosa che rimane nel cuore.

Visto che Ë ora di pranzo e a casa non ci aspettano ci fermiamo a mangiare da Paris-Dakar.

Al nostro ritorno a casa troviamo lo zio di El Hadji che ha portato un bel poí di manufatti, maschere, animali, jambË di varie misure. Ci sistemiamo in sala e mentre ce li mostra, quando gli chiediamo il prezzo la spara veramente grossa, sar‡ che sono un poí stanco e che non mi va di mettermi a contrattare con lo zio di El Hadji molto tranquillamente mi alzo e me ne vado, sicuramente il mio Ë stato un gesto scortese perÚ il prezzo da lui richiesto era davvero esorbitante, infatti Flavia e Tommaso che poi sono rimasti hanno preso delle maschere a un quarto di quello che aveva chiesto allíinizio. Diciamo comunque che il mio gesto non ha prodotto incidenti diplomatici, tutti amici come prima, tanto che prima di andar via lo zio prova a vendermi di nuovo una maschera allo stesso prezzo che líha venduta a Flavia ma non la prendo lo stesso, ormai mi era passata la voglia di comprare.

Nel tardo pomeriggio Flavia inizia a farsi le treccine con MatÏ mentre io, Leo, El Hadji e Awa andiamo ad un incontro a casa del capo villaggio di Malika Plage per parlare di una possibile apertura di una cooperativa di donne lÏ sul posto.

Dopo cena restiamo tutti nella sala perchÈ Flavia deve continuare a fare le sue treccine ma essendo andata via la luce ha bisogno di noi che gli teniamo le torce elettriche. Le treccine vanno per le lungheÖ

15∞ Giorno: Saluti, partenza eÖ

19/12/2009

Prima di partire abbiamo chiesto ad Awa se ci accompagnava, a me e a Laura, al mercato perchÈ volevamo comprare qualche spezia per cucinare e qualche incenso, in pi˘ Laura voleva farsi fare le unghie con uno smalto particolare che aveva visto ad alcune ragazze sui carrapide.

Quindi dopo colazione, Flavia rimane a finirsi le treccine con MatÏ, Leo e Tommaso rimangono a preparare i bagagli, e noi seguiamo Awa convinti che non saremmo andati pi˘ lontano del mercato di Malika.

Invece gi‡ per arrivare al terminal dei bus, che Ë pi˘ o meno dove inizia il mercato di Malika, prendiamo un taxi invece della solita passeggiata, dopo di che saliamo un poí a sorpresa su un carrapide in direzione del mercato di Marche Talibumag, quello dove eravamo gi‡ stati per le stoffe. Andiamo abbastanza tranquilli ma Ë la prima volta che ci allontaniamo cosi da casa senza Leo e/o El Hadji, líunica incognita Ë che Awa parla solo wolof e un poí di francese e noi neanche quello, ma graul un poí di avventura non guasta.

Al mercato Awa inizia a fare tante piccole spese come una stoffa, un bagno schiuma, un porta sapone e qualcosíaltro che ora non ricordo, per lei ma che puntualmente paghiamo noi. Si vede che si diverte fare acquisti che in altre occasioni non potrebbe fare e noi stiamo al gioco senza mai eccepire niente, anche perchÈ sono spese da pochi euro. » divertente entrare con lei nel cuore del mercato, visto che al suo interno le stoffe e gli accessori vari lasciano spazio, in una sorta di labirinto, ai banchi alimentari dove si trova di tutto carne, pesce, frutta e verdura in abbondanza, il tutto con una tenue luce che da pi˘ atmosfera al luogo. Questa volta siamo un poí pi˘ notati, nel senso che siamo pi˘ che altro oggetto di occhiate di curiosit‡, perchÈ oltre ad essere sempre gli unici toubab giriamo anche con una donna senegalese e non Ë proprio una cosa che anche loro vedono tutti i giorni.

Compriamo tutto quello di cui avevamo bisogno, tranne che le spezie per cucinare perchÈ non riusciamo a farci capire da Awa quello che veramente volevamo. Prima di lasciare il mercato Awa accompagna Laura ad un banco dove due belle ragazze gli fanno le unghie come lei le voleva, dopo che le ha scelte da un catalogo che avevano lÏ.

Riprendiamo il carrapide per tornare a casa, quando a met‡ strada allíaltezza di un call center Awa ci fa scendere e ci fa telefonare a Leandro per farsi spiegare quello che ancora dovevamo comprare, cioË le spezie per il ceapbujen e il ceapbuyap. Una volta risolta anche questa questione compriamo le spezie e torniamo finalmente a casa dove ci aspettano per il pranzo.

Nel frattempo hanno finito di fare le treccine a Flavia, gli stanno decisamente bene, ma che fatica.

A pranzo abbiamo come ospiti la mamma e la nonna del piccolo Youssou che sono venute a trovarlo dal villaggio. Essendo líultimo giorno hanno preparato il piatto delle feste il ceapbuyap con tanto di uova soda per guarnizione. Mangiamo tutti insieme e dopo pranzo arriva anche Noha con una carissima amica di Roberto, che lavora anche lei per il Comitato, davvero molto carina.

Con líaiuto di El Hadji riusciamo a coinvolgere Noha nel far fare a lui líultima ataya prima della partenza, allíinizio Ë un poí riluttante, anche perchÈ, a quello che dice Leo, lui non lo ha mai visto fare il tË, perÚ alla fine se la cava egregiamente.

Oggi che Ë líultimo giorno il tempo vola via, facciamo le varie foto di gruppo con tutta la famiglia ed alle 18 ci viene a prendere il van con cui eravamo stati a Joal per portarci in aeroporto.

I saluti sono sempre la parte pi˘ triste specialmente quando si Ë stati bene, comunque salutiamo tutti nella promessa di rivederci presto, ad uno dei prossimi viaggi di Efo&Awa e non solo, mai mettere limiti alla provvidenza.

LíEuropa Ë in una morsa di freddo e gelo, molti aeroporti sono chiusi, molti aerei cancellati, il nostro ha solo 6 ore di ritardo ed ora non sto qui a dire il nostro calvario nei vari aeroporti, Laura che perder‡ la sua coincidenza per Udine, ma líunica cosa che conta veramente Ë che tutti noi torniamo a casa con un pezzo di Africa nel cuore.